Se si vuole mangiare bene nella provincia di Pisa, si deve abbandonare la città, mai come in questo momento in piena crisi di proposte adeguate, e tuffarsi nella campagna circostante, dove non mancano esempi di qualità: il ristorante di Paolo Fiaschi è uno di questi. Dopo altre esperienze ha trovato qui il suo luogo di espressione, dove riesce a coniugare le esperienze precedenti, fatte di trattoria tipica e locale alla moda, riuscendo  combinare il tutto in un cocktail ben riuscito, fatto di piatti concreti che riportano alla tradizione ma dotati di uno spirito moderno che certo non guasta. Rispetto alla moda corrente degli chef che passano più tempo in sala che in IMG_8061cucina, Paolo fatica ad uscire, lo si vede girare tra i tavoli a fine servizio quando il servizio si sta concludendo e riesce solo allora a rilassarsi. Un bell’esempio di professionalità, che pure deriva dall’esperienza maturata nel campo, essendosi diplomato all’istituto tecnico ed essendo, per buona parte della sua formazione , un autodidatta. Attorno a se’, tanti giovani capaci, anche in sala, cosa non assolutamente scontata di questi tempi: si respira entusiasmo e voglia di fare, mai affanno ma molta energia che si respira la sera: la capacità di trasmettere insegnamenti senza stressare, capace di far partire le persone al momento giusto, come è successo con Fabrizio Marino, oggi executive chef al Joia di IMG_2602Milano . Essere in un luogo del tartufo impone ovviamente una scelta obbligata nel periodo stagionale più propizio e qui viene dedicato un menu apposito, composto da piatti che si trovano anche alla carta , già dotati dunque di equilibrio proprio. Ampia la scelta di pesce, con un menu degustazione a 45 euro, mentre a 40 c’è quello di carne , entrambi a 6 portate, mentre quello dle tartufo è proposto a 100. Piacevole iniziare con il polpo arrostito con salsa di yogurt e giardiniera, morbido ma ancora piacevole nella masticazione, altrimenti ci si diverte con la mousse di parmigiano, crema di zucca e cipolla al Balsamico. Saporiti e ben dosati i tortelloni ripieni di patate e porcini al tartufo bianco, impeccabile piccione al mirto, con coscia laccata al tè verde e cavolfiore. La buona impressione finale è che si avrebbe voglia di tornare per assaggiare anche gli altri piatti proposti. Si può chiudere con uno zuccotto alla fiorentina con cuore di amarena, ma è da provare la bavarese con il tartufo, davvero inconsueta. Carta dei vini appropriata, varia, con etichette proposte a prezzi interessanti. Tre portate senza tartufo sui 40 euro

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