In alto i calici, si è chiusa una storia, bella, entusiasmante, a volte sofferta, ma sempre viva: Pane e Vino ha chiuso i battenti, per lasciare il posto alla nuova creazione di Simone Cipriani, ma quello che ha rappresentato nella Firenze gastronomica è un momento unico ed inimitabile. A ripensarci è’ vero quello che vine sempre detto, che che non ti accorgi che quello che stai vivendo è un momento unico ed irripetibile: Erano gli anni Ottanta quando, tornando a casa la sera, ti fermi a mezzanotte nell’enoteca aperta dagli amici, incontrando persone di varia estrazione, con le quali ti fermi a dialogare e fare notte fonda, con le sigarette che ti imagescominciano a raschiare la gola, ma essendo già il momento dei distillati, era un percorso sopportabile e doveroso. Ricordo l’emozione (sic!) nell’assaggiare il rosolio e il cordiale di Gualtiero Marchesi, una vera novità per l’epoca, ma soprattutto le grappe di Romano Levi, le originali..Ricordo di incontrare Mario Pojer allora all’inizio della sua carriera di produttore, e dialogare con lui su questi vini a me sconosciuti. Ricordo quando Fabio Picchi entra a cena con tutto il suo clan per festeggiare un compleanno. Insomma, si, mi ricordo, sembra quasi il film dedicato a Marcello Mastroianni dalla sua ultima compagna di vita Anna Maria Tatò..e certo che all’epoca si sedevano a tavola artisti del calibro di Vittorio Gassman, che faceva spettacolo anche a mezzanotte, ed insieme a  lui tutti gli abitanti che avevano voglia di vivere una Firenze notturna non becera, ma culturalmente interessante e potente, dove arrivare alle tre discutendo di filosofia, arte e storia non era una chimera. Tutto parte nel  1979, quando  Antonella Nanni, futura ristoratrice in quel di Monteriggioni,  aveva presa il locale che diventerà Pane e Vino, senza un progetto preciso: via Poggio Bracciolini, zona non commerciale della città, nessun ristorante: amica di Mauro Pratesi, s200_gilberto.pierazzuoliamico comune con Gilberto Pierazzuoli, laureato in lettere e filosofia,  tutti diplomati sommelier, che insieme a Sandro Bosticco, altro personaggio di spicco del mondo vinoso fiorentino iniziavano a muovere i primi passi  nel settore ristorativo. Una volta qui c’era una osteria , il vinaio con i tavoli dove giocare  a carte, con soli uomini quali avventori , tre stuzzichini con uovo sodo compreso.La licenza era “Buffet freddo” , più del bar e meno del ristorante, tutti piatti già fatti in anticipo da poter poi servire.  Barbara Zattoni, compagna e poi moglie di Gilberto, faceva l’indossatrice, ma per potersi frequentare era costretta a  passare tutte le sere in enoteca,  fino alla decisione finale di mollare il tutto per iniziare la sua nuova attività di cuoca. Ubaldo Pierazzuoli, fratello di Gilberto,  lavorava alla centrale del Radio Taxi, e dopo aver frequentato il locale  a spizzichi e bocconi,  nel 1985 rileva le quote di Antonella e fa il grande salto. La formazione rimarrà identica da allora in poi. Il primo trasferimento sarà nel 1990, in via San Niccolò, quello definitivo nel 2004 in piazza del Cestello . La novità assoluta di Pane e Vino è stata quella di aver fatto il primo vero Wine Bar fiorentino, dove si aveva il coraggio di far conoscere vini che non fossero i soliti toscani, con la “nouvelle vague” dei produttori contenti di venire a farsi conoscere in zona. E poi, la cultura come elemento determinante dell’offerta, il conoscere e far conoscere senza saccenza, il luogo del confronto e del dialogo stimolante e divertente. La porta si chiude per essere riaperta e questo rappresenta una bella notizia, per i protagonisti, la sicurezza di aver fatto vivere agli avventori esperienze uniche e particolari, aver contribuito a formare una generazione di cuochi che oggi è presente un po’ dappertutto. Ora sarà bello leggere  libri di Gilberto, indossare i cappelli di Barbara o assistere alle sue lezioni di cucina, dialogare con Ubaldo su tante cose belle del passato, del presente e del futuro. Le emozioni regalate non passeranno mai.

 

 

 

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