Prendere l’aereo le piaceva da morire, era stato per lei una sorta di mezzo abituale di locomozione nell’anno passato in Canada, per fare la ricercatrice all’università di storia: se voleva visitare altre città e spostarsi rapidamente non aveva altra scelta, ma fu l’occasione per conoscere meglio il nord America. A casa, al massimo, prendeva la corriera per andare in città, lì ogni fine settimana era un motivo per scoprire una città. Era animata da frenesia, un momento di particolare eccitazione, che le permise di fare tante conoscenze di ogni tipo: ripensando a quei momenti, si stupiva ancora della facilità che aveva, all’epoca di intessere relazioni, che avrebbero magari potuto durare nel tempo, uscire, visitare musei, andare a concerti. Un periodo bellissimo, al quale pose fine più per una scelta di testa che di pancia: lui venne a trovarla alla fine della sua esperienza, fecero un viaggio bellissimo ma già lì lei doveva capire che qualcosa stava cambiando. Non si sentiva libera e tranquilla come prima, capiva che il suo percorso la stava staccando da lui, ma seguì la testa più che il cuore. Ed infatti ora era da sola, essendo durata poco la convivenza al ritorno: cercata e voluta da tempo, ma sbagliata nei modi. Quella mattina, in aeroporto, stava aspettando Guendalina, con la quale aveva deciso finalmente di ripartire per un viaggio, una settimana dedicata a vacanza, studio e lavoro: avevano combinato le loro esigenze e si sarebbero dedicate a interessi diversi, una le biblioteche, l’altra le mostre d’arte, per motivi professionali, unendosi nel frequentare i locali e i ristoranti la sera. Aveva preparato una valigia come non succedeva da tempo, con scarpe con tacchi a spillo, tre vestiti, anche calze articolate: ultimamente girava in jeans e scarponcelli, ma Guendalina le aveva imposto un tour rigido di luoghi da aperitivo, a lei stava l’incombenza dei ristoranti, e di nuovo la sera, cocktail bar scelti sempre da Guendy. Era in attesa della sua amica di fronte ad una tazza di caffè e ripensava a lui che la sera prima, ancora una volta, le aveva chiesto di accompagnarla, ma era stata brava a rifiutare ancora una volta. Non si sentiva in pericolo con lui, solo che non sopportava più di vederlo perennemente triste, e che fosse proprio lei la causa dell’infelicità. Si era ripresa la vita nelle sue mani, pensava a se’ stessa e quel viaggio poteva essere l’occasione per riassaporare un goccio di felicità. Arrivò Guendalina quando lei era già in fila per entrare in aereo, ma non si stupiva, era prassi abituale. Essendo lontane, fu un viaggio che le dette occasione di riposare e staccare la spina. Si sveglio con Parigi che le si stava aprendo davanti. Si salutarono solo dopo aver passato la dogana, e l’amica guardandola negli occhi, fece tra il serio e il faceto: “Preparati che andiamo in albergo tardi, ora montiamo in taxi e facciamo subito ostriche e champagne”. Lei rise, era quello che gli proponeva sempre lui, e che rifiutava regolarmente, adducendo ogni possibile scusa, tra il viscido del frutto di mare e le bollicine che non sopportava. “Dai, andiamo!” rispose convinta: il cambiamento partiva da lì, rinnegando il passato

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