Partiamo dal fondo, magari, dalle poche righe di scuse che il ministro francese Ségolène Royal ha twittato al termine di una due giorni intensa da un punto di vista mediatico, riguardo alle sue parole che invitavano a boicottare la Nutella : “Mille excuses pour la polémique sur le . D’accord pour mettre en valeur les progrès.”. Una volta le smentite venivano affidate alle agenzie di stampa ma tant’è i tempi cambiano. Ma andiamo al punto della querelle che ha impegnato a fondo i social network: nel bel mezzo di una trasmissione televisiva , la ministra spara la sua sentenza: la deforestazione avviene perchè si utilizza olio di palma per fare la Nutella e quindi non va più mangiata. Se leggete la ricostruzione puntuale dell’accaduto sull’Huffington Post, vi accorgerete di quanti sbagli ha compiuto Ségolène Royal: ha affermato il falso, dicendo cose inesatte, ha preso posizione su una sola azienda, senza fare un discorso generale, che coinvolga l’industria alimentare mondiale, ha rischiato un incidente diplomatico che però ha liquidato in una riga di scuse,che già nel leggerle appare la sua faccia annoiata e scocciata nel doverle scrivere. La domanda è: perchè? Si tratta di un impeto oratorio  venuto fuori all’improvviso durante una trasmissione in diretta, insopprimibile, una “voce dal sen fuggita” o si tratta invece di un’operazione studiata a tavolino? Francamente, una donna di quell’esperienza, in campo politico, non poteva non sapere tutto il can can che andava a suscitare e allora? Sembra quasi un capriccio, come un bambino che sa di non dover fare una cosa e la fa lo stesso, un atto di superbia sul quale fa fatica anche tornarci sopra. Chiato che se si fosse trattato di maionese in tubetto , tale can can nemmeno sarebbe scoppiato, ma toccare la Nutella , non solo agli italiani, scatena istinti primordiali di appartenenza non indifferenti. Poi in questi giorni si è letto di tutto, soprattutto in campo strettamente alimentare, ma non è certo questo il momento di fare i distinguo sulla qualità organolettica, si apre un capitolo lungo e complesso. Più che altro la risposta deve essere del governo, pronta e decisa, tutte le volte che si attacca in maniera irresponsabile e scorretta una produzione italiana, nache se di marchi italiani appartenenti a società del Belpaese ne esistono sempre meno: la Ferrero, che è italiana, in Francia pensano sia francese, in Germania tedesca…ironia della sorte! Photo credits ilrottamatore.it

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