Novembre è un mese lunghissimo, almeno pare a me, e con quello che s’è bevuto scegliere 5 etichette non è stato facile. Ho dovuto ricercare tra appunti volanti, bigliettini spiegazzati dove annoto le impressioni e messaggi whatsapp che mando a me stessa.

Al solito sentitevi liberi di non leggere, rispetto la vastità del vostro disinteresse per ciò che ci è piaciuto. Io però resto una inguaribile romantica, che ama il vino condiviso in una sfilza di bicchieri, che può essere sul bancone dell’enoteca, sul tavolo di casa mia o in un locale a porte chiuse. Basta ci sia qualcuno che si interessa, mesce, si emoziona. Questo è per quelli che non c’erano, ma si sarebbero emozionati.

Lambrusco di Sorbara Carezza Ermete Medici. Sono una fan del lambrusco senza se e senza ma, amo soprattutto le versioni ancestrale e charmat. Qui ci troviamo di fronte a un Metodo Classico, che però conserva, vivaddìo, tutta la frutta rossa, dolce e croccante che mi piace trovare in questi vini: lampone, fragola, gelatina di frutta, zucchero filato…e felicità (ve la ricordate la sigla di Candy Candy?). Questo lambrusco ha un po’ di candy canes al naso, le caramelle di Natale, ovvero quei bastoncini colorati di zucchero bianchi e rossi tanto per capirsi. E se ci fosse qualcuno che pensa che il lambrusco è troppo cheap per la tavola delle feste natalizie, vorrei spezzare una lancia a favore. E’ il vino familiare, quello di casa, dell’intimità nuda e calda, e se non fa natale questo! Al naso ha anche sfumature di melagrana e cenni di arancia sanguinella. La bollicina è cremosa, con un cenno salino in chiusura che esalta tanto gli aromi fruttati in primis la scorza di arancia. Comprato on line a 10,9 €. Da ricomprarne un pallet.

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Toscana Sangiovese Singersangio 2022 Grignano

Solo 5000 bottiglie per questo sangiovese della Rufina appena nato. Tappo a vite, gradazione alcolica bassa e vendemmia delle uve anticipata. Un sangiovese che se la gioca su freschezza, immediatezza e una lodabilissima leggerezza di beva. E’ il vino da pizza, da merenda, quotidiano, da bere alla qualunque ora poiché ti solleva lo spirito e “ti mette le ali”. Matura 3 mesi in acciaio e altri 3 in bottiglia, in pratica è godibile dopo sei mesi dalla vendemmia. Ma che meraviglia, si può dire?

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Terre Siciliane Arenaria 2020 Edoardo Torres Acosta. Nerello mascalese e un 10% di altri vitigni locali comprese uve bianche, catarratto e minnella. Un’esplosione in bocca, il sorso è impetuoso, figlio di vulcano, e scende lento come lava, aggrappandosi a palato e gola. Un vino eruttante, energetico e sul finale piovono lapilli, perché ancora scoppietta vibrante sul fondo della lingua dopo la deglutizione. Il naso non è da meno, esuberante di frutti neri, prugna, sottobosco, erbe aromatiche pungenti, poi pepe bianco e zenzero. Un filo di volatile aggiunge complessità e aspettative di longevità, anche se a casa mia un vino così non regge più di qualche giorno tappato. Perché aspettare quando posso godere subito? Sui 45€ on line.

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Fonterenza Alberello, Toscana Sangiovese 2019. Assaggiato bendato e scambiato per un nebbiolo di Valtellina; ho gabbato clamorosamente e mi cospargo il capo di cenere. Insomma un sangiovese di Montalcino confuso col chiavennasca è roba da cervello in ricreazione: spento. Ma davvero mai avrei pensato a Montalcino perché ci ho sentito la montagna dentro, quello che spesso trovo nei vini di altitudine. Un naso fine, articolato di frutta rossa appena colta, lampone, mora, menta glaciale, pino silvestre, aftershave. Ora con questa descrizione vi pare un ilcinese? E invece ecco la bellezza di un sangiovese grosso dalla leggerezza eterea, brillante di luce, dal tannino iperlevigato, equilibrato, saporito e persistente. Una delle cose più buone assaggiate negli ultimi tempi. E alla cieca s’è detto cose da orbi: anche pinot nero dell’Alto Adige. E chi l’ha detto è uno che ci capisce parecchio! Disponibile on line a 50 euro: signori benvenuti a Montalcino.

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Maremma DOC Vermentino Unné 2019 Poggio Levante. Una novità nel panorama vinicolo, questa giovane azienda si trova a Cinigiano. poche migliaia di bottiglie tra vermentino e sangiovese. Già dal nome preannuncia che si tratta di un vermentino un poco atipico per la zona e in effetti per certi versi lo è. Si ritrova il vitigno nella frutta bianca, cenni di litchi e tanto iodio e salmastro sia al naso che al sorso. La salinità è il segno distintivo, assieme a odori di idrocarburo che si sviluppano con qualche anno di affinamento; infatti il vino esce non prima di 3 anni dalla vendemmia. In bocca è consistente, viene da pensare a un residuo zuccherino, che unito all’idrocarburo rivela incredibili affinità coi riesling tedeschi. La scelta della bottiglia renana e della fermentazione in botte grande, forse vuol proprio accentuare queste somiglianze. Prezzo in azienda 20€

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