Siamo sempre a criticare l’Italia su quello che non va, ma se gettiamo uno sguardo rispetto alla situazione igienica della maggior parte dei ristoranti, non dovremmo poi lamentarci troppo. Non esiste, penso, un Paese nel quale “costruire” una cucina e una sala adatta ad un pubblico sia così complesso. Prendiamo la normativa per i disabili:mi è capitato in un casolare del Chianti Classico di vedere uno scorrimano elettrico per sedia a rotelle per fare tre scalini e scendere in una della salette ristoranti. Per non parlare del numero dei bagni occorrenti, tra personale e pubblico. Ci mettiamo poi l’altezza obbligatoria a livello di abitabilità e già si capisce come l’investimento, in terra italica, debba essere molto più corposo rispetto ad uno stesso locale in Francia o negli Stati Uniti. Mi è capitato di mangiare a Parigi da “Chez Paul” dove, nella saletta soprastante, tocco quasi io il soffitto in piedi( e certo che non sono poi troppo alto)! Per nn parlare della dimensione di alcune cucine e i bagni..leggere il cartello a New York, riservato al personale che “deve obbligatoriamente lavarsi le mani dopo aver utilizzato la toilette” mi ha fatto sorridere…perché gli altri no?Insomma, se avete in mente la cucina della nonna, l’ambiente da casa di campagna, e tutto quanto sforna il vostro immaginario scordatevelo..qui da noi non è possibile!

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2 Commenti

  1. Credo però debba essere fatta una debita distinzione fra quelle che sono le vecchie licenze – pensa a quanti ristoranti nel centro storico di Firenze hanno un solo bagno, l’altezza che non supera i due metri e mezzo, l’assenza di uno spogliatoio per il personale e così via – e quelle che sono le nuove autorizzazioni sanitarie dove viene richiesto il rispetto di tutte le normative.