Gli aspetti della tragedia ci sono tutti a Montalcino, un luogo che, mai come adesso, mostra come sia possibile passare, nella vita terrena, dalle stelle alla polvere per poi farvi ritorno. Nato come luogo povero, non certo famoso per la produzione di vino di qualità, eccezion fatta per il Moscadello, un prodotto dolce, leggero, frizzante e, soprattutto, bianco, vede la sua fama per quell’uva sangiovese, che nel suo territorio eleva l’habitat ideale per esprimersi ai massimi livelli. Tempi lunghi per capire le potenzialità di un vino che solo in seguito diventerà, con il suo nome, simbolo di qualità assoluta, pochi personaggi a seguire l’ideatore del Brunello, quel Tancredi Biondi Santi che farà poi molti proseliti ma che all’inizio in molti non credono.E poi il boom economico, la campagna che si spopola, il mito che vacilla per ripartire imperioso negli anni Ottanta, con un’affermazione planetaria, seguita da clamore mediatico che lo rende meta ideale di chi vuole abbinare la piacevolezza del gusto a quella del vivere. La prima botta arriva nel 2001 con le Torri Gemelle, ma quello che più rattrista è il caso “Brunellopoli”, che nuoce all’immagine in maniera considerevole, visto che mette in crisi l’idea della purezza del sangiovese. Ora la ripartenza, sembra proprio che con l’annata 2006 si rinasca con il piede giusto. Per crescere, insomma, la sofferenza è un obbligo!

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