La stella buona e saporita è quella di Modigliana, Stella dell’Appennino, evento vinicolo annuale da seguire, ma soprattutto associazione di produttori di vino sensibili e coraggiosi.

Modigliana è un comune dell’appennino tosco-romagnolo, per oltre 500 anni territorio toscano appartenuto alla provincia di Firenze, e dal 1923, annesso alla Romagna ed oggi parte della provincia di Forlì-Cesena.

Modigliana, Ponte della Signora

Le marne arenacee tipiche di Modigliana

Zona montana, boschiva, solcata da tre torrenti: Ibola, Tramazzo e Acereta, sulle cui valli si articola il vigneto modiglianese. Territorio violato dalle alluvioni di questo maggio 2023, che ha impresso ferite ancora presenti e visibili. Squarci che si incontrano lungo le strade che portano a Modigliana, franate in tanti tratti, alcune interrotte, parti di montagna scivolate a valle, vigneti spazzati via. Una viabilità stravolta che non ha scoraggiato gli 11 paladini del vino di Modigliana, né i tanti ristoratori presenti alla manifestazione. Nel Mercato Coperto del paese, per l’edizione Stella dell’Appennino 2023,  ci sono tanti colleghi, professionisti del settore, che come me hanno fatto decine di km per esserci, per dare conforto, ma soprattutto per assaggiare vini che valgono il viaggio.

Modigliana è una delle sottozone del Romagna Sangiovese DOC, e da quest’anno anche del Romagna Bianco DOC. L’edizione 2023 di Stella dell’Appennino è stata  l’anteprima assoluta del Romagna Bianco DOC Modigliana, annata 2022, sul mercato dal primo settembre di quest’anno. In seguito alla recente modifica del disciplinare della DOC Romagna, è stata infatti introdotta la sottozona Modigliana anche per il bianco, riservata a tutti quei vini (provenienti da vigneti che insistono sul territorio) prodotti con trebbiano (minimo 60%) e per la restante parte da chardonnay e/o sauvignon blanc, varietà da lungo tempo presenti in questo territorio. Al momento restano esclusi i vini a base albana, un vero peccato, perché qui riesce a tradursi in vini di carattere e profondi, uno su tutti: Fiorile 2022 Albana di Romagna DOCG di Fondo San Giuseppe, possente, sapida e speziata. Secondo su tutti Regilla Albana 2020 di Torre San Martino, col suo 20% maturato in barrique, acquista spessore; mi piace l’albicocca matura, il cenno di miele di castagno e il sorso carnoso che la caratterizza. Peccato anche per vini pietre miliari di questa zona come Le Campore de Il Pratello, che in quanto ottenuto da sauvignon e chardonnay resta escluso dal disciplinare. 

Tra i Modigliana Bianco conservo bene in mente gli incredibili profumi floreali del trebbiano in purezza (eh si, alla faccia del neutro trebbiano!) Fragèlso 2022 di Casetta dei Frati, vinificato in cemento. Mughetto, giacinto e mela golden trascinati da una acidità vibrante. Più austero e decisamente tipico nelle sfumature ammandorlate il trebbiano I Vespri 2022 de Il Teatro; un mix insolito di note mentolate e ostrica nel Modigliana Bianco 2022 di LU.VA, verticale e austero al sorso.

Non è un Modigliana bianco ma mi resterà ben in mente a lungo il trebbiano Tèra 2022 di Fondo San Giuseppe, forse l’ultima annata che potremo bere da qui a 6-7 anni, poiché a seguito all’alluvione di maggio, questo piccolo vigneto di meno di un ettaro collocato a 400m di altitudine è stato distrutto da una delle tante frane.

Cosa fa di Modigliana un luogo così speciale da una prospettiva vitivinicola? Altitudine, bosco, acqua e marne arenacee: ecco le 4 ricchezze di questa stella nascente di cui già si parla molto, ma si beve ancora poco. Alle quali si aggiunge la comunità, fatti di artigiani del vino, che si legge in bontà genuina, originalità e va da sé, unicità.

Tradotto, vini fini ed eleganti al naso, qui le sabbie e l’altitudine fanno il loro bel lavoro, vini di bella sapidità, spesso attribuita alla presenza di marne calcaree, longevi per la peculiare freschezza e dai  tratti spiccatamente mentolati e balsamici. Vini diversi l’uno dall’altro, e qui entra in gioco la manualità artigiana di cui parlavo prima, ognuno a suo modo specchio della mano e dell’anima di queste genti. Vini che traducono in sensazioni e stimoli la determinazione di questo gruppo di vignaioli, pionieri e modello per un futuro lucente del vino romagnolo.

Modigliana. Credit Stella dell’Appennino

Tra i Modigliana Rosso, alias Romagna Sangiovese Modigliana sono rimasta letteralmente folgorata dal Pian 2022 di Pian di Stantino. Un sangiovese da singola vigna a quota 500 metri sopra Tredozio, nell’alta Valle del Tramazzo. Spontaneo, fresco, goloso, assolutamente irresistibile. Vi assicuro che la storia quasi fiabesca dell’azienda che recupera vigneti abbandonati sparsi per l’Appennino non c’entra niente con l’amore al primo sorso del Pian.

Ibbola 2021 di Mutiliana è ogni volta buono, diretto e ingentilito da una spezia che è per certi versi il tratto distintivo dei sangiovese della Valle Ibola, anche se ammetto che quella generosità di frutto che offre al sorso Acereta 2021 in questo momento è davvero piacevole.

Il Papesse 2021 di Villa Papiano è sempre quel fuoriclasse per il sorso deciso, compatto e lungo. Peccato per la temperatura alta, che lo ha penalizzato in quella agilità scattante e fruttata che di solito ha. Tuttavia anche caldo resta un vino pazzesco.

Altra azienda che mi piace molto come stile è Menta e Rosmarino e il sangiovese Modigliana Area 66 2022 è tra gli assaggi più buoni. Così come Il Carbonaro 2021 di LU.VA., dallo stile “un sorso tira l’altro”.

Durante la manifestazione è stato presentato e regalato a tutti i presenti il libro “Modigliana. Storie di gente, Appennino e vini”. Non so se si può trovare in vendita, ma spero di si, perché è proprio uno di quelli imperdibili per gli appassionati di vino. Non c’è solo poesia ed evocazione, ma anche un sacco di informazioni utili e pratiche. Ed una grafica molto bella.

Il libro dedicato a Modigliana

Chiudo con una riflessione personale. Il vino che mi piace bere in questo della mia vita è molto affine ai vini di Modigliana. Ha il sapore delle cose dette di getto, piene di emozione e spontanee.

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