Non ci volevo credere fino a che non mi sono reso conto che non è un’invenzione di un burlone, non è l’idea estemporanea di un cuoco senza storia, e nemmeno un esempio di svuotafrigo: è un piatto che ha una sua collocazione precisa e fedele nei rifugi di montagna. Ed io che pensavo che potesse far parte in maniera certa e sicura della galleria degli orrori gastronomici! Invece, sembra proprio che dopo una camminata lunga e faticosa per le erte cime alpine, un piatto come questo risulti corroborante e consolatorio. Ma ne siamo sicuri? E come dovrebbe essere fatto, di grazia, per renderlo gustoso? Partiamo dal fatto che non sono un amante di wurstel se non quelli fatti da macellai o piccoli stabilimenti dove si possono variare le ricette e creare quindi salsicce di gusto diverso e vario. Il minestrone, va da se’, ha una sua esecuzione precisa, e qui vi rivelo qualche segreto : ma il wurstel? Lo si fa bollire all’interno? Oppure lo si rosola tagliato a pezzetti? Magari la forma non va d’accordo con la sostanza: ma l’insieme come risulta? Dubbi amletici mi affliggono la mente pensando alle torme di scarpinatori montani golosi di tale specialità. Fu vera gloria?

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento