“Andiamo con un bianco”. “Ma ne apri uno del 2006? Sarà andato”. “Ascolta figliolo, le cose stanno così…” questo potrebbe essere un dialogo tra chi di vino ne ha bevuto e ne ha conosciuto, e chi invece si affaccia da poco al magico mondo della degustazione enoica. “Guarda che in certi casi potrebbe essere anche troppo giovane” “Ma se il vino bianco va bevuto giovanissimo, così è fresco , vivace, intrigante..pensa allo chardonnay, così facile!””Appunto , questo è chardonnay!” “Chardonnay? ma se non lo riconosco, figurati sento degli odori che non capisco, mai sentiti”. “Ragazzo si chiamano profumi o aromi. Cosa ti ispira questa sensazione olfattiva, rifletti..ti do una mano, pensa al mattino quando sei in Inghilterra e ti preparano la colazione””Bacon??””Ma no! Più delicato ma allo stesso penetrante, la noce di burro che si scioglie al fuoco, prima di sfrigolare ti rilascia quel profumo di burro fuso, che ritrovi anche qui””Toh, è vero!” e il dialogo continua, alla ricerca di profumi, con quel sentore tostato che non è mai sfacciato, e dove la frutta secca diventa protagonista, quando si ritrova la sfumatura odorosa della nocciola passata al forno, o anche della mandorla tostata. La parte gustativa è riposante, i francesi la definirebbero “souple”, di quella morbidezza che non stanca, avvolgente, magari quel tocco di freschezza in più dell’acidità non sarebbe disdicevole, ma va bene così, d’altronde non c’è bisogno di essere perennemente stimolati.Poi, dopo la deglutizione, nel retrogusto quelle note di erbe aromatiche fanno capolino, mescolate da loro, non pienamente definite..Non sarà un cosiddetto vino da meditazione ma fa indubbiamente pensare a lungo. Prezzo sui 200 euro, punteggio 93

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