Merisù compie dieci anni: il tiramisù espresso che ha trasformato un ricordo di famiglia in un rito contemporaneo

A Roma il tiramisù non è mai stato soltanto un dolce. È un gesto familiare, un fine cena che mette tutti d’accordo, una ricetta che profuma di casa e di ricordi.
Quando nel 2016 Antonio Zullo apre Merisù a Trastevere, parte proprio da questa idea: prendere uno dei dessert più iconici della tradizione italiana e restituirgli qualcosa che con il tempo si era perso, il rito della preparazione, l’attesa, gli occhi puntati sulle mani di chi lo sta facendo.

Il nome arriva da lì, dalla nonna Meri e da quelle immagini domestiche rimaste impresse nella memoria di Antonio bambino. La crema preparata lentamente, i savoiardi immersi nel caffè, i nipoti intorno al tavolo che aspettano di assaggiare o di rubare un cucchiaio.
Merisù nasce esattamente da quel ricordo e prova a trasformarlo in un’esperienza contemporanea.

Nel piccolo locale romano il protagonista non è solo il tiramisù, ma tutto ciò che succede mentre prende forma. Il grande bancone a vista e lo specchio sospeso sopra la postazione permettono ai clienti di seguire ogni movimento, la crema che si stende, la bagna, il cacao che cade leggero in superficie. È quello che oggi Merisù chiama Tiramishow®, ma prima ancora di essere un format è un modo di riportare il dessert dentro una dimensione umana, viva, quasi teatrale.

Negli anni il progetto si è evoluto senza perdere quella sua anima molto semplice e riconoscibile. Dal 2020 il lavoro si è concentrato ancora di più sull’esperienza dal vivo e sulla consistenza del prodotto, con una crema più leggera, soffice, quasi da mousse semifreddo, ottenuta alleggerendo il mascarpone con la panna. Una scelta che ha dato al tiramisù Merisù un’identità precisa, diversa dal classico, più ariosa e contemporanea, senza rinunciare alla golosità.

Oggi, dieci anni dopo quella prima apertura a Trastevere, Merisù celebra il suo anniversario con una collaborazione che racconta bene la direzione presa dal brand.
Per l’occasione arriva “Ti Porto Al Cinema”, il nuovo tiramisù firmato da Tommaso Foglia, pastry chef e docente di In Cibum, la scuola gastronomica di Pontecagnano con cui Merisù collabora dal 2021.

Foglia ha preso uno dei suoi dessert più conosciuti, diventato negli anni virale sui social, e lo ha trasformato in un tiramisù pensato appositamente per Merisù. Il risultato è un dolce che gioca sulla memoria e sui contrasti: popcorn croccanti, caramello, una nota di sale affumicato e una bagna al caramello al posto del caffè, scelta per non coprire la leggerezza della crema al mascarpone.

Il risultato è volutamente dinamico, quasi ludico. Ci sono consistenze diverse, parti da rompere con il cucchiaio, topping da mescolare, popcorn da prendere anche con le mani. Un tiramisù che prova a riportare dentro il dessert una dimensione divertente e conviviale, proprio come succedeva nelle cucine di casa.

“Il tiramisù è una di quelle cose che appartengono un po’ a tutti. L’idea di reinterpretarlo mi ha divertito subito perché mi permetteva di lavorare sulla memoria ma anche sulla sorpresa”, racconta Tommaso Foglia.

Dietro questa collaborazione c’è anche un rapporto costruito nel tempo. In Cibum aveva già lavorato insieme a Merisù sullo sviluppo della crema e, negli anni, il confronto è diventato parte della crescita del brand, soprattutto in vista dell’espansione all’estero.

Dopo Madrid, aperta alla fine del 2025, Merisù guarda ora a Napoli, alla Polonia e agli Stati Uniti. Una crescita che parte da una domanda molto semplice ma fondamentale: come si esporta un prodotto così italiano senza perderne l’identità?

La risposta, per Merisù, resta la stessa da dieci anni. Materie prime di qualità, preparazione espressa e soprattutto autenticità.
Perché alla fine il successo di questo posto non sta soltanto nel tiramisù, ma nella sensazione che riesce ancora a dare: quella di assistere a qualcosa fatto davvero per te, in quel momento, davanti ai tuoi occhi.

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