La frequentazione quotidiana di ristoranti mi porta ad una lettura costante dei menu, che si rivela altamente istruttiva: anche nei posti più curati, scatta l’errore che non ti aspetti! A volte non si tratta nemmeno di veri e propri errori, ma di utilizzo di parole desuete e incomprensibili. Cosa capisce una persona normale che legge che, in quella preparazione c’è una “Giuliana di verdure”? Che la cuoca ha questo nome? Come fa a capire che si tratta di un francesismo, legato al termine “Julienne”, riferito a verdure tagliate a bastoncini finissimi? Sui tagli di verdura, chi non ha fatto un corso di cucina può diventare pazzo: la “brunoise” può essere scambiata per una fascinosa bruna, quando invece si tratta del taglio cubettato, mentre la maggior parte dei menu riportano il termine “filangé” al posto di “filanger”, per il taglio a fette sottili, anche se vista l’attinenza al suono della parola, pensare a fili diventerebbe più facile. Poi abbiamo la “suprema” di pollo, intendendo con essa il più semplice petto ma si sa, detto così non suona come un piatto ordinario. Le coquilles Saint-Jacques si definiscono capesante, come riportato nella maggior parte dei menu, o cappesante?La seconda risposta è quella corretta! QUando si arriva ai dolci e si legge “crema ganache”, la paura che si tratti di un piatto creativo a base di ganascia di vitello attanaglia anche i più coraggiosi ma esiste davvero come nome, non è uno sbaglio! Quello che fa più ridere sono sempre i francesismi: l’utilizzo del possessivo è una regola grammaticale in francese, ma leggere di un branzino cotto con “il suo spinacio e la sua patata” lascia un sorriso lieve in chi legge. Siamo solo all’inizio, molti altri esempi ci aspettano, se ne avete qualcuno da rivelare, fatevi avanti. Credits fuoridalguscio.com

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