La notizia è stata riportata con grande clamore: il sunto che si può ricavare è che mangiare per 12 anni al Mc Donald’s fa ingrassare di 30 chili, medi di 2,5 kg all’anno, ovvero poco più di 200 grammi al mese. Si riferisce che l’impiegato è stato “obbligato” , in qualità di gestore, ad assaggiare tutti i giorni il cibo che doveva poi vendere e che i soldi della condanna serviranno a seguire un regime dimagrante e a sopperire ai guai estetici occorsi. Ora, non è certo il sottoscritto il difensore di fast food, che vede come luoghi di nessuna utilità gastronomica, sia da un punto di vista nutrizionale che gastronomico, ma non riesco a capire il senso di certe decisioni. Sarebbe come se il sottoscritto denunciasse tutti i ristoratori che visita perché lo hanno fatto salire di peso; è la stessa cosa che accade quando un fumatore incallito denuncia le multinazionali del tabacco per il cancro al polmone. Ripeto, anche in questo caso non si sta trattando di società gestite da vergini consacrate o dalla Fatebenefratelli, ma se fumo lo faccio per libera scelta, nessuno mi obbliga. Tornando al fast food, assaggiare non vuol dire trangugiare quantità eccessive di cibo, basta capire se lo standard qualitativo corrisponde a quello richiesto, al di fuori del locale si può mangiare in maniera sana ed equilibrata. Qualcuno lo ha obbligato a gestire un McDonald’s? E poi, l’aumento di peso è stato graduale, bastava iniziare per tempo una dieta per riequilibrare il peso. Insomma, mi sembra che queste decisioni del tribunale facciano di noi tanti bambini che non hanno capacità di discernimento. Finita la dieta, ci penserò su davanti ad un panino con il lampredotto!

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Un commento

  1. Hai perfettamente ragione Leonardo, nessuno lo ha minacciato pistola alla mano di infilare in corpo chissà quali salsine e panini e in che quantità.
    E magari fare due passi ogni tanto invece di mettersi a vedere il grande fratello in televisione sprofondato nelle morbide carezze di un divano.