Sul NY Times uno dei temi più dibattuti del momento riguarda l’abolizione delle mance per i camerieri nei ristoranti,una delle prime cose che una qualunque guida per gli States cita quale comportamento obbligatorio del vivere sociale, così come la mancia ai tassisti. Mi ricordo quella volta che, in Canada, non lasciai la mancia in un ristorante ed il cameriere ci manca poco mi aggredisse, così come a Londra uno mi disse chiaramente che “Service is not included” facendomi capire che se non lasciavo la mancia mi avrebbe fatto andare il the di traverso. Ora, il concetto di mancia da noi vale quale elemento di gratifica per esprimere la soddsifazione di un buon servizio, in America è diventato un vero e proprio elemento dello stipendio, considerando la bassa remunerazione prevista nello stipendio base. In questo modo, aprire un ristorante oltre Oceano ha costi relativi e riesce a produrre reddito, una delle voci di costo maggiori, quella del personale, è riversata sul cliente, che non può scegliere di lasciarla o no, è quasi obbligato al 15%. Quindi, un meccanismo che porterebbe a far lavorare bene i camerieri rischia di essere vanificato. Oggi si ritiene arcaico questo sistema di pagamento, ma nella realtà, i soldi guadagnati diminuirebbero notevolmente e magari in molti cercherebbero di fare altri tipi di lavoro. Quale potrebbe essere la giusta strada da adottare? Io sono d’accordo sul concetto di premiare il merito, onde evitare di avere persone che vanno a lavorare scontente e svogliate, in un ambiente nel quale il sorriso e la buona educazione non possono esere utilizzati a corrente alternata. In USA voglono fare come da noi e noi invece? Credits corrierenazionale.it

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2 Commenti

  1. Francamente se pensiamo al pane e coperto e al servizio che in moltissime attività di ristorazione italiana (turistiche anzitutto) continua ad imperversare come una mannaia non vedo perché scandalizzarsi.
    E’ giusto invece l’osservazione sul fatto che rischia di diventare un problema in più nella gestione del personale e della qualità del servizio offerto. Soprattutto in questo tempo di crisi.

  2. Ho sempre pensato che in uno stato di diritto l’aleatorietà del compenso sia semplicemente un retaggio barbaro. Anche senza cadere nella sindacalizzazione spinta dei diritti dei lavoratori, pensare che il servizio che riceviamo al ristorante sia sottoposto ad una libera valorizzazione da parte nostra, soprattutto in tempi che contemplano la possibilità di dare feed-back strutturati (che sono – giustamente – tenuti in sempre maggiore considerazione dagli esercenti), non ha a mio avviso alcun senso.
    Inoltre, trovo “moralmente” eccepibile l’elargizione di un ringraziamento tangibile ad un lavoratore, cosa che trovo un retaggio di un certo classismo che, alla fine, ha sempre contraddistinto la società americana.
    Per finire, non conosco la legislazione USA, dove quanto meno è possibile indicare la mancia nell’importo addebitato sulla carta di credito, ma di sicuro in Italia dove non ho mai trovato tale sistema) questa forma di “compenso” è del tutto al nero.