Un’avvertenza prima di andare avanti:   non stiamo parlando di Biancaneve. La precisazione è d’obbligo quando inizio a descrivere il vitigno di oggi: si tratta del mammolo, un nome che si adatterebbe a meraviglia per uno dei Sette Nani, accanto ai vari Pisolo, Brontolo e Cucciolo. E invece si tratta proprio di un tipo di uva toscana! Il motivo per cui sia chiamata così sembra derivi da mammola, un appellativo che veniva utilizzato per chiamare la violetta, un fiore molto diffuso. E sono proprio questi gli aromi che, pare, riesca a  trasferire al vino dopo la fase di vinificazione. Secondo altri parei, invece, è soprattutto il  colore il principale responsabile di questa denominazione, visto che assomiglia ad un rosso violaceo. Sta di fatto che è una specie in via di estinzione, quasi nessuno più la utilizza, poiché i vini risultano poveri di gusto e molto leggeri di corpo. Magari al profumo sono invece molto gradevoli e per questo l’impiego rimane comunque obbligato insieme ad altri vitigni. Rimane comunque una bella testimonianza del passato, di una viticoltura magari antica, e che ora sta tornando di moda…

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