Il viaggio ai prospettava più lungo quanto aveva preventivato inizialmente:”Quaranta minuti” aveva sentenziato il capotreno. Ma non fu assolutamente dispiaciuto, salvo il fatto che,una volta arrivato a Lucca, lo attendeva una macchina a noleggio per andare a Vico Pancellorum. Appena entrato in auto, l’autista chiese, gentilmente ma con fermezza, di spegnere la pipa. Si appoggiò allora sul sedile esterno, tirò il cappello sul viso e senza nemmeno cercare di dormire, ne approfittò per mettere un po’ a posto le idee.Il paesaggio lo aiutava:una splendida giornata di sole nel mese di Marzo, con la primavera alle porte, gli permetteva di osservare il paesaggio. Aprezzava la montagna, il lento scorrere delle immagini del paesaggio e questo lo aiutava a riflettere. “Cedric sarà già trasformato in Stefano o chissà quale altro nome” pensò. Che storia! Perchè aveva abbandonato la famiglia? Cosa si nascondeva dietro quella fuga? Non si poteva certo pensare che Maigret potesse ancora scandalizzarsi di qualcosa, dopo tutto quello che aveva passato nella sua carriera, ma conservava un umano stupore rispetto agli accadimenti della vita che non avessero una spiegazione logica. Arrivato a Vico Pancellorum, scese in albergo dopo aver pagato l’autista “Certo che in Italia le auto sono care” pensò tra se’. Non pagava certo di tasca sua, ma il suo spirito risparmiatore faceva sempre capolino quando si trattava di scucire soldi. La pensione si presentava linda e pulita e rimase favorevolmente colpito quando la padrona non fece obiezioni al fatto che occupasse la camera fin dal mattino. Si avviò nella stanza, disfece la valigia e, caricando la pipa per concedersi l’agognata fumatina, cominciò a congegnare il suo piano d’azione. Decise di fare la doccia, si cambiò d’abito e si avviò nel centro del paese, desideroso di prendere possesso del territorio. Non o spaventava il fatto di non conoscere la lingua, avrebbe avuto modo di farsi intendere. Dopo aver bighellonato tra strade laterali e piazze con giardini ben tenuti, preferì concedersi un aperitivo, per avere così modo di fare due chiacchere con la gente del posto. Entrò in un bar ed ordino un Pastis. Il barista osservò con occhi spiritati lo strano avventore e, dopo essersi fatto ripetere due volte la richiesta, riuscì a convincere Maigret del fatto che non avesse alcuna idea di cosa stesse parlando. Ripiegò su di un più tranquillo Martini e, sgranocchiando noccioline e olive, iniziò a porre domande agli altri clienti che popolavano il locale. Gli piacque la maniera schietta e franca con la quale i vecchi e i giovani perditempo risposero alle sue domande Tutti concordarono su di un fatto :circa un anno e mezzo prima, un giovane venuto da un’altra nazione, iniziò ad appassionarsi alla vita del paese e, dopo aver girato locali e ristoranti in qualità di interno cucina nelle zone vicine, decise un bel giorno doi mettersi in proprio in questo minuscolo paese. Decisione meditata, anche se sofferta, perchè aveva scelto un locale posto fuori città, ma l’entusiasmo lo aiutò a passare i momenti più difficili. Maigret si appuntò l’indirizzo e cominciò a girovagare, alla ricerca di un ristorante dove andare a mangiare. Odiava la pasta e pensò con un certo timore alla triste eventualità di doversi cibare di una noiosa insalata mista. Entrò, quasi d’istinto, in una trattoria, così almeno c’era scritto nell’insegna, dove trovò il personale ancora intento a mangiare. fece per andarsene, ma il padrone lo invitò a restare. Si sedette ad un tavolo d’angolo e restò in quieta attesa della giovane cameriera, che doveva venire a prendere l’ordinazione( continua…)

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