Maigret aveva lasciato malvolentieri Parigi. Non era certo sua abitudine abbandonare la città, mentre era in corso un’indagine, soprattutto quando riguardava un omicidio ma questa volta non poteva proprio farne a meno. Gli era giunta una segnalazione riguardante un vecchio caso, che aveva quasi scordato, ma che non aveva voluto archiviare perchè non lo convinceva molto nel suo svolgimento. Si trattava dello scomparsa di un certo Cedric, un italo-francese che abitava a Parigi, dove lavorava come interno cucina di un ristorante, che risultava sparito praticamente nel nulla. Non aveva molti amici, una moglie e una figlia francesi abbandonate senza nemmeno un biglietto di saluti. Viveva in un piccolo appartamento in rue Saint-Denis, che aveva lasciato praticamente intatto al momento della sua partenza, con ancora i vestiti, i libri, molti di gastronomia. L’indagine fu faticosa all’inizio, poi ci fu una sorta di accellerazione che portò a scoprire tracce della permanenza di Cedric in Islanda. Poi ancora niente, buio assoluto per due anni fino a che una lettera anonima, giunta al Quai d’Orfevres, rivelava che tale Cedric, celato sotto falso nome, si fosse rifugiato in Toscana, in uno sperduto paese chiamato Vico Pancellorum. Fu sua moglie a convincerlo a partire: si era molto appassionata, infatti alla storia di questo ragazzo. Molto colpita soprattutto, dal fatto che la moglie non avesse fatto grandi tragedie, anzi, dopo nemmeno tre mesi era andata a convivere con un ricco albergatore, lasciandosi alle spalle una vita fatta di miseria e sofferenza. E quindi, borbottando come suo solito, con la pipa in bocca e sorseggiando un goccio di Calvados dopo cena, Maigret aveva acconsentito al fatto che sua moglie preparasse la valigia per l’immediata partenza. Non amava l’aereo e decise allora per il treno. La sera prima si era infilato in una cuccetta letto, sempre troppo stretta per la sua capiente mole, aveva bestemmiato per buoni cinque minuti, in silenzio ma solo perchè sua moglie non viaggiava con lui, e aveva tentato inutilmente di addormentarsi . Ad ogni stazione Maigret rimaneva vigile ad aspettare l’andirivieni del personale di carrozza, l’ingresso dei nuovi viaggiatori, il lento incidere che preannunciava la nuova partenza. e via di nuovo, a tentare di tuffarsi nelle braccia di Morfeo, senza grande successo. Pensava anche alla cena della sera prima, un po’ troppo parca per la sua fame atavica:una microscopica quiche lorraine, accompagnata da un’insalata e una birra piccola. Era stato tentato di fermarsi a Les Halles, davanti a “Au pied de cochon”, per mangiare una soupe d’oignon gratinée, ma poi aveva fatto cenno al taxista di proseguire. A forza di pensare, ascoltare, rimbrottare era finalmente giunto a Firenze. Fu tra i primi a scendere dal treno, avviandosi a passi lenti verso il buffet della stazione. Ordinò un caffè, accorgendosi subito, in verità, di aver fatto uno sbaglio. L’espresso italiano era per lui imbevibile, troppo concentrato e ricco di gusto. Fece buon viso a cattivo gioco, lo riempiì di latte e zucchero, quindi cominciò a prendere visione di cosa lo aspettava. Aveva fissato il suo quartier generale nella zona della Lunigiana e, accendendosi la pipa, si rivolse ad un capotreno quale era il prossimo treno per Lucca…(continua) Credits wikipedia.org

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