Così piacevolmente “kitsch” che non scivolano nel “trash”, rimanendo ancor oggi “in” nelle feste di falsi “vip”. Potremmo condensare in questa frase uno degli oggetti di culto degli anni Settanta, protagonista assoluto delle cene nelle quali gli amici dovevano stupirsi a vicenda, proponendo ogni volta agli astanti gli oggetti indispensabili, di uscita recente, per essere considerati “alla moda”. All’apparenza sono dei semplici calici da vino, meglio se di forma allungata, modello flûte di spumante. Ma, come magico incanto, nel momento in cui viene versato il nettare di Bacco, si riempiono di luce, rivestendo il vino di una patina di indicibile luminosità. Il segreto di tanta bellezza sta nel gambo, dove vengono nascoste le piccole batterie a bottone, necessarie per l’accensione e dove si cela anche l’interruttore, da utilizzare nel caso in cui il sofisticato impianto facesse cilecca. Per il piacere della vista, la parte inferiore del bicchiere è normalmente colorata in maniera vivace: dal rosa fucsia al blu cobalto, passando per il verde pisello, con buona pace dei puristi della degustazione. Tentati anche i modelli fantasia, con scarsi risultati.  Per i più esigenti, è disponibile in commercio anche la versione “stellare”, dove milioni di stelle dorate decorano amabilmente i gambi. Particolarmente consigliati a festeggiamenti  di persone riservate ed amanti delle cose semplici.

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3 Commenti

  1. ma dove si trovano questi bicchieri!!! lei fa troppi salotti…buoni e nota tanto quanto descritto.
    ma forse ti confondi saranno bicchieri adatti ai locali notturni per berci la coca cola o un succo di frutta alcolico e fa ambient..
    buona giornata… comunque ieri sono stato a palazzo rospigliosi a roma al benvenuto novello… ma siiiii due etichette sfiziose c’erano…la cosa più spassosa è che ho incontrato fabio turchetti (giornalista gastronomo) e ci siamo fatti una bella chiacchierata a tutta pancia sull’enogastronomia bell’incontro…
    ho capito non te ne frega nulla!!!!
    levo il disturbo
    ciao marco

  2. Celeste Albaret, la governante di Proust, ricorda che quando lo scrittore era giovane e capriccioso (non che poi abbia smesso) chiese ed ottenne dalla madre che la tavola apprestata per uno dei suoi ricevimenti fosse illuminata elettricamente, e non certo per vederci meglio, e a tale scopo fu trascinato un generatore in casa. Mò vado a rileggermi cosa illuminò…