Leggendo le cronache di questi giorni, mi salta agli occhi l’utilizzo della parola “macellaio” che ricorre nel definire Denis Verdini, uno dei triumviri del Pdl, abbastanza incasinato per la gestione della “sua”banca, il Credito Cooperativo Fiorentino. Sembra quasi un termine dispregiativo, un po’ come veniva utilizzata per l’ex sindaco di Bologna, Guazzaloca, per indicare una provenienza, prima di fare politica, relativamente utile. Strano che in Italia uno che abbia umili origini debba sempre essere messo alla berlina per il suo passato(non mi riferisco ovviamente ai problemi della loro attività politica:-))): e poi, il macellaio, è una professione più che onorevole. Mi ricordo ancora uno stupendo articolo apparso su “L’etichetta” di Luigi Veronelli, nel quale descriveva la macelleria di un amico torinese, e sembrava parlasse di un museo di arte moderna! E poi il macellaio ha ispirato anche racconti erotici notevoli, come quello di Alina Reyes, dal quale fu tratto il film con(purtroppo) Alba Parietti..insomma cosa c’è di tanto infame nel fare il macellaio? Siamo tutti vegetariani per caso?

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2 Commenti

  1. Nel Giappone di qualche decennio fa, non poi tantissimi in verità, la popolaziione era divisa in “caste” e nelle più umili, tanto da essere qualificate come “intoccabili” vi erano appunto i macellai ed i conciatori di pelli, oltre ad altre attività.
    Del resto, io che per molti anni ho fatto l’artigiano pellettiere, ancora oggi provo un leggero disagio quando sento qualcuno dire “il tale ha fatto una figura da pellaio”. Ed io che ero così fiero quando andavo in Giappone a vendere i miei prodotti e le signore nipponiche guardandoli sussurravano “subarashi”.
    (meraviglioso…)