Recensire un libro nel quale compaio in un capitolo, non è cosa di tutti i giorni, e questo potrebbe provocare un certo imbarazzo. Avendo però notato che lo ha già fatto un altro collega, vedo che si può commentare senza indugiare in eccessivi personalismi. La prima frase del tomo spiega molto dell’autrice, giornalista che si occupa principalmente di musica e viaggi: “Io odio cucinare”, frase presa a prestito dal titolo del libro di Peg Bracken del 1960, una sorta di femminista”del le incombenze femminili quotidiane”  americana,  l’antitesi di Julia Child. La protagonista del libro, che poi è l’autrice, Ilaria Bellantoni, decide di mettersi alla prova e, pur odiando cucinare, decide di lavorare per un mese nelle cucine di un ristorante di alto livello milanese, posto vicino al Duomo, sotto la guida di uno chef dal nome(di fantasia, ovvio) che è tutto un programma, Vito Frolla. Un mese passato a stretto contatto veramente con la brigata di cucina, con la quale condivide gioie e dolori, un luogo che diventa un osservatorio priviliegiato della professione del cuoco. Dal suo racconto emerge una visione del lavoro dei cuochi e dei camerieri molto particolare, dove ancora vige la gerarchia unita allo spirito di gruppo, una misoginia di fondo e  ci si accorge che quanto raccontato da Anthony Bourdain in “Kitchen Confidential” non è poi così dissimile da quanto accade nelle cucine italiane. Diverte la prospettiva del racconto, assolutamente diversa da quella che potrebbe fare un “foodie”, disincantata e poco romantica, dove si mettono in luce le stranezze e le contraddizioni di un mondo, quello gastronomico,  che tende, talvolta, a parlare solo a se stesso. La descrizione dei personaggi secondari è tenera e veritiera allo stesso tempo, inesorabile e puntuta quella dei protagonisti, si scopre che fare il cuoco è terribilmente faticoso e il dialogo con l’amica Cri-Cri rende bene tutte e ansie e le preoccupazioni. Non ha peli sulla lingua quando descrive il mondo variegato della critica gastronomica, quando si scontra con un cuoco, Davide Oldani, in maniera realistica e molto pesante, quando descrive in maniera poco adorante l’intervista con Alain Ducasse. Cosa c’entro io? La descrizione di una cena con il critico, ça va sans dire! L’unica ricetta presente è quella della torta di mele, che Ilaria giudica insuperabile:non l’ho provata e mi astengo dal giudizio, una volta tanto…

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3 Commenti

  1. ti sei già calato nella realtà di Novi Ligure, visto che l’autrice arriva da qui (ha cominciato a scrivere nel settimanale Il Novese, dove io facevo una rubrica settimanale: forse è per quello che detesta l’enogastronomia, anche se ha deciso di faci del reddito…)
    Il libro non l’ho letto, lo farò.
    Sono curioso di vedere se Bourdain non vi si trova troppo immanentemente…

  2. Immanentemente? Era dai tempi del liceo che non lo sentivo. Comunque. L’unico modo per compredere come sia davvero Lo chef è un Dio è comprarlo: immagino che sia arrivato perfino a Novi Ligure, nevvero?