Non ci sono più le mezze stagioni o, se volete, non ci sono più le regole codificate nel corso degli anni per portare avanti una professione in maniera seria e responsabile. Prendiamo il mio settore, quello della critica, sia essa enologica o gastronomica: sono diventati tutti fenomeni, le degustazioni sono solo di vini iper blasonati e famosi, i ristoranti solo quelli di alto lignaggio, l’esercizio critico è diventato un semplice modo di dimostrare di potere andare in certi posti, grazie ad un’ampia disponibilità economica, non certo quello di arrivarci dopo aver fatto esperienza partendo da quelli, ad esempio di cucina popolare. Chiaro ce se uno è un fenomeno gioca in nazionale a dicotto anni, ma di Santon o di Maldini ne nesce uno ogni vent’anni, per il resto la trafila dovrebbe essere molto più lenta. Invece oggi, complice un momento sociale dove non viene certo premiata la costanza e la regolarità nello svolgimento puntuale e serio del proprio lavoro, si assistono a fenomeni nei quali Internet fa da grancassa: qualche sempio chiarirà meglio il discorso. Sono ad assaggiare i vini per la guida del Gambero Rosso in Toscana (sì, esistiamo, siamo vivi e vegeti e lavoriamo, incredibile vero?) mentre sono lì che degusto le tante tipologie di vini d’annata, penso di usare un doveroso rispetto per il produttore che me li ha presentati. I fenomeni no, assaggiano solo i vini “over the top”, gli altri nemmeno li considerano. Se vado in una trattoria e poi ne scrivo un giudizio, penso di usare il mio tempo anche per far crescere il ristoratore di un luogo qualunque che l’ha ricevuta: i fenomeni si stanno a spaccare il capello in 4 solo sulle grandi questioni della vita, se Gennarino Esposito è valutato bene o meno, se Pierangelini ha fatto bene o no a chiudere, a far notare che il ristorante ha appena perso le due stelle, senza avere il minimo rispetto per il lettore e per il ristoratore..Mi viene sempre in mente il vecchio proverbio cinese: la fretta non è mai una grande consigliera e di fenomeni ne ho già visti passare tanti..

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5 Commenti

  1. Hai assolutamente ragione: tutto questo “fenomenismo” su ristoranti superstar, chef coronati, webcritici con la puzza sotto al naso stanno veramente stancando.
    Anche io vorrei vedere più recensioni (anche stroncature se è il caso) di locali e vini alla portata di noi comuni mortali.

  2. I fenomeni a volte mi fanno pena. Perche’ sono talmente fissati su alcuni (pre)concetti non si accorgono di tante cose buone o interessanti.

    Hi (tanto) tempo per i vini ed i piatti, ma poco per i fenomeni.

  3. pensa che appena ho letto il titolo ho pensato “a che serve la gavetta ai critici? forse a portarsi dietro gli avanzi stile doggy bag”…

  4. io ho solo tante domande, qui ne riporto alcune :

    1) Ma com’è che vengono scoperti i fenomeni ?
    Mi spiego: a sentire i risultati delle guide ogni anno i premi delle varie riviste vanno ai soliti noti che – salgono o scendono – comunque sono sempre menzionati ( e la sensazione è quella che si formi una specie di circolo chiuso). Le new entries invece chi sono ?

    2) E’ possibile ritrarre a priori il profilo di un emergente per cui è ragionevole, o probabile che avrà subito un posto nelle graduatorie ? E per ottenre la “prima” segnalazione (ossia la più bassa tra le più alte) la cuicna resta comunque l’elemento centrale oppure giocano maggiormente, il contesto, il servizio, l’ambiente e la cantina?

    3) Un’altra domanda un po’ più pepata: tra un “tradizionalista” ed un “molecolare” (a parità di carta dei vini, servizio e locale) nella categoria dei critici chi ha maggiori probabilità di spuntare un voto migliore ?

    4) Infine: è mai esistito un cuoco che ha fatto il “botto” (leggasi successo improvviso ed inaspettato) senza che nessuno lo conoscesse ed avesse in precedenza servito in qualche cucina blasonata ?