Dopo aver letto una serie di interventi, sia su Facebook che su siti di giornalisti e blogger come Luciano Pignataro e Franco Ziliani, torno sull’argomento, poichè ritengo che in questi momenti di crisi sia giusto parlare di aspetti che iniziano a disturbare chi svolge questa professione da anni. Premetto che in Italia sono pochi coloro che possono vivere di giornalismo enogastronomico: molto spesso ce la facciamo se esiste un altro lavoro che fornisce una base per lavorare senza patemi. Nel mio caso, la scuola. Detto questo,sono d’accordo che bisogna adottare un modo di comportamento che non travalichi il buon gusto e la buona educazione. Cosa intendo? Un piccolo elenco di modi di comportamento per spiegare la mia idea

1) Non approfittarsi degli inviti. Se ti invitano ad una manifestazione, ringrazia e accetta senza pretendere altro in più. Se l’invito è personale non cercare di portare un’altra persona.

2) Non millantare. Inutile urlare ai quattro venti di essere in grado di scrivere su mille testate se poi non pubblichi mai niente.

3) Rispettare l’ospite. E’ vero che se ti invitano per una manifestazione non sei obbligato a scriverne bene, ci mancherebbe! Ma lasciare un segno della tua presenza può essere utile, spiegando altrimenti perchè non scrivi, casomai!

4)  Non richiedere campioni di vino in eccesso. Inutile chiedere campionature per numeri spropositati: per assaggiare un vino bastano due bottiglie, se ne chiedi in più ci deve essere una forte motivazione.

5) Ama il tuo lavoro. Ritengo che  chi appartiene a questa categoria di lavoratori può solo ritenersi fortunato di fare una professione bella e stimolante.

6) Umiltà come parola d’ordine. Non atteggiarsi a soloni in mezzo ai colleghi, non esiste una reale necessità di comportarsi da prime donne sempre e comunque.

Ne avete altri? Scrivete pure!

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5 Commenti

  1. settimo, non desiderare la bottiglia d’altri… e gli altri quattro comandamenti?

    sai che condivido le tue parole e che in questi pochi anni di esperienza ho sempre cercato di conformarmi più o meno ad esse, come da tuoi consigli. chiamerei a commentare anche i produttori che sanno molto meglio di noi chi sono gli scrocconi e tuttavia, come si dice, fanno di pseudo necessità non si sa quale virtù.

    ps. al terzo punto aggiungerei che se qualcosa va storto in una manifestazione e si sente il dovere di scriverlo come si conviene, buona creanza vorrebbe che si anticipasse in qualche modo ai padroni di casa…

  2. Per coloro che non hanno visitato i link proposti da Leonardo, sintetizzo: Pignataro riporta le lamentele di produttori di vino ai quali è stata proposta da riviste di settore la pubblicità occulta (redazionale non evidenziati), Ziliani pubblica una sentenza di assoluzione per chi aveva denunciato Il Gambero rosso e affiliati per una sovra stima di un vino di un produttore che faceva pubblicità nel gruppo… (da leggere assolutamente). Mi sa che l’ambiente è molto inquinato. Wine spectator premia un ristorante inesistente. Le richieste di pubblicità …occulta sono quotidiane anche nel nostro ristorante. Il problema è molto più grave e il “decalogo” etico avrebbe bisogno di molti più articoli.

  3. Sante parole! da addetta stampa sono sempre più le volte che vedo conferenze stampa con buffet o degustazione a seguito gremite di “giornalisti” e poi quando si fa rassegna, i pezzi si contano sulle dita di una mano. Grazie per questo intervento

  4. @allora Cara Nicoletta…

    avveleniamo il buffet……tanto i giornalisti seri…non ci si gettano a pesce…….perche’ intenti a fare davvero il loro mestiere……si potrebbe partire proprio dalla stazione leopolda per la Chianti Classico collection…..:-)