Di tante foto che ho fatto in un qualunque locale che serva cibo , quella dello scontrino mi mancava: è la tendenza del 2013, quella di mettere su Facebook il conto pagato e gridare allo scandalo. Mi sono chiesto perchè un comportamento tutto sommato infantile abbia subito trovato epigoni in maniera smisurata e poi sempre legati al settore ristorativo. Ma andiamo con ordine: la prima cosa è che la cifra sparata, quando si va nel dettaglio, non è così roboante come si vuole far credere nel lancio del post su FB. Elevata si, ma non in maniera folle. La seconda cosa è che, in un paese nel quale una delle piaghe è l’evasione fiscale, il fatto che si emetta uno scontrino mi sembra già un elemento di garanzia. La terza è che in molti sono regrediti ad uno stato infantile. Hanno bisogno degli amici di FB, come da piccoli avevano la mamma, per giustificarsi di un errore. Mi chiedo, infatti, come mai ci si debba stracciare le vesti in pubblico quando si è sbagliato da soli: c’è un listino prezzi? Lo si controlla e se è troppo alto ci si alza. Diverso è il caso della truffa che spesso ha colpito turisti, in particolare giapponesi: se ti frego sul peso degli scampi, se faccio prezzi non veritieri rispetto a quanto è scritto sul menu, allora è giusto sanzionare l’esercente ma quanto successo in questa estate riguarda persone che sono andate in Piazza San Marco a Venezia, a Positano, in Costa Smeralda in Sardegna ed altre amene località frequentata da un vippaio incredibile, e dopo protestano per il prezzo? Se andavano alla pensione Miramare di Pinarella questo non succedeva, si può stare certi. E poi, michiedo, come mai si pubblica solamente foto relative a ristoranti e bar? Ma i prezzi assurdi pagati per altri prodotti sono sempre leciti? Non ci si scandalizza proprio di niente?A volte mi chiedo davvero chi glielo faccia fare, ai ristoratori, di fare questo lavoro. Credits fanpage.it

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5 Commenti

  1. Sono perfettamente d’accordo con te, Leonardo. Esibire in rete la prova provata della propria coglionaggine è diventato il gioco dell’estate. Io avanzo anche un dubbio sull’onestà dei “contestatori”… e se fossero concorrenti travestiti? Ad ogni modo, aspetto ancora di vedere apparire in rete, con tanti di urli al ladro, una ricevuta fiscale di Gucci o D&G, di Cartier o di Bulgari.

  2. ciao Leonardo,
    impossibile non essere d’accordo con te. Nel caso del conto dello storico caffè veneziano, di cui tu hai pubblicato la foto dello scontrino, quasi nessuno ha offerto possibilità di parola alla controparte. E in pochi hanno segnalato il fatto che i prezzi indicati sulla carta fossero poi quelli effettivamente praticati al cliente. Per rimanere in tema, mi ha colpito un servizio – dovrebbe essere del Tg5 – passato oggi a pranzo su una gelateria costretta alla chiusura per non aver emesso “soltanto” [letterale, così diceva l’inviato] tre scontrini. Perché considerare questo episodio meno grave? Perché scandalizzarsi? Indipendetemente dall’importo, un esercente per ben (almeno, così direi io) tre volte un esercente è stato sorpreso a non emettere scontrini. In generale, penso che a casi come questo e quello da te ripreso si dia troppo clamore mediatico. Le priorità, in questo momento, sarebbero altre. Per rimanere in ambito enogastronomia, avrei voluto leggere qualche articolo in più sul caso del virus dell’epatite A riscontrato in numerose confezioni di frutti di bosco congelati

  3. Ciao Leonardo, hai PERFETTAMENTE ragione su tutti i fronti, soprattutto sul chiedersi chi glielo faccia fare ai ristoratori …tant’è che come ben sai ho smesso.
    Potrei raccontarti mille aneddoti di ragionamenti assurdi da parte di opsiti-clienti in quasi trent’anni di ristorazione. Cose che a raccontarle sono talmente assurde da sembrare inventate di sana pianta.
    un abbraccio.