Pensavo fosse una moda già passata, ritenevo che, visti i tempi, si cominciasse a limitare l’utilizzo di termini sempre più complessi o poco comprensibili riguardo alla degustazione del vino, ed invece no…C’è chi continua ad inventare nuovi vocaboli, affinché la prosa di descrizione sia sempre meno omologabile a quella di altri colleghi, ritenendo così doveroso parlare ad una élite sempre più ristretta di appassionati. Ora, tra una descrizione meccanica e fatta senz’anima, molto ripetitiva, ed una che impiega termini roboanti, preferisco quest’ultima, almeno mi diverto e mi scappa un sorriso. Ma credo che ci debba essere una distinzione tra il parlato e lo scritto: descrivere un vino durante una degustazione, con un pubblico di fronte ed il vino nel bicchiere, permette di far capire anche se l’aggettivo utilizzato può essere estremo. Quando rimane sulla pagina( sia essa di carta o di web) assume semplicemente la forma di un esercizio di stile, non sempre perfettamente riuscito..Però sono contento, vuol dire che il materiale per lo spettacolo non mancherà mai! Prova poi a spiegare al pubblico”normale” che quello che dico è vero!

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