Ancora non ha aperto il nuovo locale fiorentino che già fa tanto parlare di se’: “L’è maiala” vedrà la luce a fine settembre, ma l’abile tam tam di comunicazione ha prodotto già una serie di articoli che potete leggere qui ma anche qui, tanto per citare le due testate più autorevoli(almeno così si diceva una volta). Che ci sia dietro un abile studio creativo, un ufficio stampa particolarmente vispo o altro, di fatto la notizia, di ambito enogastronomico, è passata senza parlare di cibo,servizio, vini o quant’altro; e sì che sembra proprio che in cucina ci sia un professionista in gamba, che si farà cucina tipica, e quant’altro occorre per conquistare un pubblico di golosi, ma i due elementi che hanno colpito la fantasia sono stati il nome del ristorante e l’idea del baratto per il pagamento del conto. Andiamo per ordine: l’idea di questa nuova formula è venuta a quelli di Stranomondo, che si occupano di organizzare eventi e feste adatte alla nightlife ma che nella ristorazione fiorentina hanno avuto varie esperienze positive come la pizzeria “Munaciello” diventata poi Munà, il “Beccaio”, poi “Ossi di seppia”. Ci riprovano nei locali che hanno ospitato un ristorante di cucina greca, posizionato nella fascia dei viali di circonvallazione, che oggi è la più gettonata poiché raggiungibile in macchina. Il tipo di cucina? Della nonna, casalinga, popolare..magari uno si aspettava ricette che comprendessero il maiale in tutte le varie declinazioni e invece no, il nome deriva dal momento storico attuale, il che permette di applicare un vecchio metodo di pagamento tornato attuale. Ovvero, prima di andare a cena, si propone un oggetto da dare in cambio della cena e verrà così elaborato il menu personalizzato…a parte il fatto che bisogna capire come fiscalmente sia possibile attuare tale operazione, sarei curioso di sapere chi valuterà gli oggetti e a cosa corrisponderanno nel piatto: un vaso antico per un secondo con contorno? I gioielli di famiglia per un pranzo di compleanno? E il titolare del locale a chi li rivenderebbe? Complimenti per l’operazione di comunicazione, ma la ristorazione è un’altra cosa, please..

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 Commenti

  1. mi trova perfettamente d’accordo,ma ultimamente ritiene che veramente valga la pena di puntare tutto per un ristoratore sulla qualità del cibo?
    il vero dibattito è questo,tra sagre ,invenzioni, e pubblicità basata sul prezzo come è possibile raffrontarsi con clienti oggettivamente disorientati?
    per parlare di rapporto qualità prezzo bisogna avere cultura gastronomica essere predisposti al gusto e immaginare il ristorante come momento di relax e convivialità e ,perchè no, anche di crescita e non solo come obbligo di uscire tanto per fare.