Partita l‘Espresso, già in edicola con presentazione giovedì a Firenze, poi a metà mese Gambero Rosso a Roma, quindi Vini Buoni d’Italia a Merano, e poi Duemilavini AIS. Bicchieri, corone, grappoli e bottiglie per indicare le votazioni ma quanto contano?. Chi le giudica superate, chi crede sia giunto il momento di parlare di vino in altro modo, chi ritiene che le classifiche abbiano sempre un forte appeal.Una volta i riconoscimenti facevano vendere il vino ed oggi? Di sicuro, la classifica di Wine Spectator ha vuotato varie cantine, James Suckling potrà essere criticato ma rimane l’unico vero potente che può cambiare il destino di un’azienda. In Italia esisterà mai una figura simile?

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5 Commenti

  1. una volta c’era, era Cernilli con la guida GR-SF. Oggi? Prendere un premio come i tre bicchieri, ed in misura forse leggermente minore gli altri, ti da visibilita’, ti conferma in quella cerchia di aziende di qualita’, un po la serie A del vino riconosciuta e riconoscibile, ma cambiare il destino di una azienda, questo non avviene piu’. Il perche’ e’ secondo me dovuto al fatto che la gente e’ piu’ esperta, che ci sono tante aziende che fanno una qualita’ media piuttosto alta, e che ci sono tante guide e tante voci che parlano di vino, non un solo oracolo o due.
    Alla fine dei conti penso che sia un bene, perche’ il valore di una azienda non dipende solo da un premio, ma da mille altri fattori, come la costanza, la distribuzione intelligente, i prezzi giusti, ecc.

  2. Concordo con Giampaolo quando sostiene il mancato o forzato collegamento tra premi e vendite.
    Teniamo presente che le Guide escono, per la quasi totalità delle aziende dopo circa 6 mesi che i vini sono sul mercato; non voglio dire che i giochi sono fatti, ma sicuramente le risposte che cercavi già ci sono.
    I buoni risultati delle guide non possono che confermare un trend positivo; se così non fosse un elemento nella catena di giudizio sarebbe disallineato.
    Proprio perchè non vi è un solo giudice, ma più soggetti, che parlano del tuo vino è importante avere, a mio giudizio, una buona media, piuttosto che picchi, positivi/negativi.
    @Leonardo : tu come spieghi che , non di rado, il vino meno premiato di un’azienda è anche il più venduto?
    Solo cattivo palato dei consumatori?
    Ciao

  3. Un tizio qualsiasi caccia i soldi, compra un’azienda, impianta vigna, crea un gruppo di persone che si occupano della manuyenzione e produzione.
    Passano anni di sacrificio, spese, lavori, il vino è pronto per essere commercializzato ed è pure buono.
    Ma dopo tutto questo penare, per essere venduto ci vuole la benedizione di Giacomino!!!!
    Che pena!!!

  4. …ci sono persone che fanno il critico x questa o quella guida….. e talvolta presiedono le commissioni di un’intera regione o di una denominazione famosa all’ interno della stessa regione tipo Brunello o Chianti Classico…….poi pero’ prestano ,anche,….la loro opera dietro compenso per questa o quella azienda di grido che lancia il nuovo vino in un ristorante stellato…… poi quel vino li…. (guarda caso)…..riceve il massimo proprio nella guida dove il caro critico e’ presidente….che coincindenza….!!!!!!….a Firenze si dice….vaia vaia vaia…….!