“Le Calandre”

Locale:di stile moderno, può piacere o meno, esprime comunque la personalità dei proprietari.

Personale di sala: bravo, simpatico, efficiente(bello il “buon divertimento” con il quale salutano l’ospite dopo aver lasciato la portata).

Apparecchiatura: non è pretenziosa, ma esprime fine eleganza.

Carta dei vini: intrigante al punto giusto, ricarichi nella norma.

Il dunque: stuzzichino gustoso quello con amaretto e zucca, il resto nella norma, compreso un uovo alla carbonare senza infamia e senza lode.

Cappuccino di seppie (crema di patate con seppie e il loro nero) è gustoso ma stucchevole: forse va meglio in versione assaggio.

Polenta croccante con paté di fegatini di corte, gelatina di Capitelli e funghi:stupenda, gioco delle consistenze e delle temperature riuscito.

Tortelli di latte e speck con porcini, finferli e profumo d’arrosto: ordinari, sapori non perfettamente definiti, usciti a temperatura non caldissima.

Maialino da latte in doppia consistenza con marroni e zenzero: un piatto sbagliato, si avvertiva l’acidità della carne, la cotenna non era perfettamente croccante,non funzionava l’abbinamento, insapore il maiale.

Coscia d’oca caramellata con semi di papavero, girasole, finocchio e sesamo (portata gentilmente gratuitamente quando il fratello di Massimiliano, Raffaele, persona squisita, si è accorto che il piatto di maiale non mi piaceva): da urlo, funzionava il sapore della carne con quello della salsa, la temperatura e la consistenza

Cappuccino freddo di marroni e rhum :non indimenticabile, buono il gioco dei sapori in contrasto, ma non riuscito completamente

Vino:Chambolle Musigny 2003 Confuron. Da togliere dalla carta, stracotto, sgradevole. Finito con un bicchiere di Passopisciaro 2005 Tenute di Trinoro.

Sensazioni finali: avete presente quando da bambini si aspettava per una vita di andare al circo e una volta fuori rimanevamo a metà fra il divertito e il deluso?  Da riprovare.

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6 Commenti

  1. Infatti! Questa non è certo una mera riflessione contestuale ma un’analisi critica, intelligente ed attenta ad esporre idee e sensazioni “a caldo” su un tema cardine e cioe’la critica culinaria attuale, che forse, in qualche sporadico caso, non si spinge oltre ed un vero peccato. Non è il caso di Leo Romanelli che personalmente apprezziamo e seguiamo con vero piacere.
    Stefano B.

  2. Cosa?!? Uno va nel tristellato pluripremiato, gli sbagliano nientepopodimenoché la croccantezza del maialino (che se succede a me, e dico a me, mi esibisco in un istantaneo hara-hiri), e tutto il resto, e tu concludi con un “da riprovare”? Scusa Leo, siamo amici, e per questo te lo dico: finché voi giornalisti non ce la farete ad essere coerenti nelle ultime due parole, tutta la coerenza di quanto scritto prima non servirà a niente. E in questo caso (tenuto conto del rango – preteso – del locale, e del racconto che ne hai fatto) delle tue ultime due parole andava bene solo la prima: “Da”. Ma la seconda avrebbe dovuto essere “evitare”.

  3. @antonio
    Ti confesso che se dovevo scrivere una critica per una Guida sarei stato così basito da dover prenotare per il giorno successivo e farmi un’idea precisa. E’ strano,ma è la prima volta che un locale mi lascia così sconcertato. Il “T’amo o ti odio” parte subito.Sicuramente, malgardo conosca la tua opinione, Fulvio Pierangelini è di gran lunga superiore..il maile con l’acidità manifesta è una sensazione che non mi scorderò a lungo…che tu abbia ragione?

  4. stando al giudizio di Leonardo, effettivamente sarei d’accordo con Antonio (che non conosco): il supermegastellato, con quello che si fa pagare, non può SBAGLIARE ….
    😉
    ma devo dire che tuttora ricordo il riso in bianco polvere di caffè e cannella che mi servirono (nel lontano 2001 – quando stava per diventare il più giovane stellato michelin d’europa) me lo ricordo tuttora: un piatto fa-vo-lo-so!!!
    per cui, per quanto mi riguarda, ci tornerei