Nutro sempre una velata soggezione nel varcare la soglia della Tenuta di Capezzana, così come per altre storiche tenute in Toscana; una sorta di rispetto e riverenza, un atteggiamento naturale provocato dal fascino e dalla ricchezza storica fuori dal comune, di fronte ai quali non si può restare indifferenti.

La famiglia Contini Bonacossi è proprietaria di Capezzana da più di cento anni, nella denominazione del Carmignano docg, che di storia ne ha da vendere. Basti pensare,senza andare troppo indietro nel tempo con gli etruschi ed i romani, alla famiglia Medici che di quel territorio ne fece luogo prediletto per la villeggiatura. Sebbene argomento assai sfruttato, è doveroso citare Cosimo III, il quale, con il bando del 1716, nominò – assieme a Pomino, Valdarno Superiore e Chianti – il territorio di Carmignano tra i più vocati in Toscana per la produzione di vino. Fu grazie a Caterina dei Medici ,regina di Francia e moglie di Enrico II di Valois , che nel XVI secolo fu impiantato il cabernet franc, ribattezzata dai contadini come uva francesca. Tutt’oggi Carmignano, con i suoli ed il clima baciati dalla fortuna, rimane uno tra gli areali più interessanti della Toscana per la produzione vinicola ed olearia.

CapezzanaLa tenuta di Capezzana gode appieno di ogni peculiarità: suoli dalla conformazione eterogenea e vigne che sorgono su terreni caotici, da argillosi a sabbiosi, dal galestro al ghiaioso, una formula geovinicola difficilmente riscontrabile in altri areali. Gli Appennini riparano dai grandi freddi ma sussidiano le estati calde con i loro venti freschi al tramonto, ed il Montalbano fa da barriera a quei fenomeni ormai così frequenti di tempeste tropicali provenienti dalla vicina costa tirrenica.

CapezzanaLa Tenuta di Capezzana ha una storia che risale all’804 d.c., e da più di cento anni è proprietà della famiglia Contini Bonacossi. Una famiglia che ha sempre lavorato all’interno dell’azienda: oggi sono i figli del Conte Ugo Contini Bonacossi, Benedetta, Beatrice, Filippo ed i più giovani Serena e Gaddo, che rappresentano la quinta generazione della famiglia,ad occuparsi di Capezzana. Delle sorti del Carmignano il conte Ugo negli anni Settanta dette una svolta con l’uscita dalla denominazione Chianti Montalbano, costituendo la DOC Carmignano nel 1975, per poi passare alla DOCG nel 1990. Con ciò mai perse di vista il passato, unendo le tradizioni alla modernità, grazie anche alle sue doti imprenditoriali.

“La tradizione muore con noi se non ci sforziamo di fare lo stesso. Muore se stiamo fermi, ma muore anche se volgiamo presuntuosamente le spalle a tutto quello che abbiamo ereditato. Muore cioè quando cessiamo di costruirla, o quando la tradiamo abbandonandola”Alla scoperta del passato – di Ugo Contini Bonacossi

Il concetto di tradizione non poteva essere espresso in miglior modo che con un benvenuto nella sala del corpo principale di Capezzana, attraverso un calice di Vin Ruspo (ruspo nel dialetto limitrofo significa rubato) servito da una brocca, proprio come il primo vino di una volta dopo la vendemmia; un rosato limpido e fresco, dai profumi fruttati, così chiamato perchéun tempo i mezzadri lo rubavano dai tinelli durante il trasporto del mosto in cantina. Oggi il Vin Ruspo di Capezzana è un rosato da cabernet franc, sangiovese e canaiolo vinificati in acciaio, un altro fiore all’occhiello dell’azienda.

Capezzana

Siamo a Capezzana per la verticale di Ghiaie della Furba, così chiamato per le piante della vite impiantate su terreno di ghiaie alluvionali del torrente Furba; un vino pionieristico con uvaggi bordolesi inizialmente provenienti da una stessa vigna: cabernet franc, cabernet sauvignon e merlot. Vini che escono volutamente dalla denominazione Carmignano, probabilmente per esprimere meglio il territorio, attraverso la loro tipicità ed unicità. Nel 1992 entra in produzione la vigna S. Alessandro, interamente dedicata al cabernet sauvignon, ma sostituito nel 1998 dal syrah nel Ghiaie della Furba.

Il Ghiaie della Furba nasce come vino da tavola ed è oggi nella lista dei Super Tuscan. Un’etichetta voluta fortemente da Ugo Contini Bonacossi che ne vede la prima uscita nel 1979, una creatura che ha regalato immense soddisfazioni nei primi anni Ottanta, strappando qualche lacrima di gioia ad Ugo, uomo di famosa aplomb, nel vedere primeggiare il proprio vino tra i più grandi francesi, premiato in importanti manifestazioni da una severa giuria in territorio anglofono

CapezzanaLa degustazione è stata condotta da Franco Bernabei, enologo e consulente di Capezzana dal 2013, in una delle sale della prestigiosa villa. Un filo di emozione nel sedersi davanti a calici ricchi di passione, di storia di famiglia e di impegno lavorativo ed economico; calici che mi hanno portato a pensare che non dobbiamo mai dimenticare il nostro passato. Da dove proveniamo e quanto un vino possa aiutarci a ricollegare eventi: le annate di un vino, al di là dell’aspetto tecnico, possono riacciuffare ricordi di un’infanzia, di una giovinezza, di un evento importante. La magia di una verticale può portare anche a questo.

 

CapezzanaGhiaie della furba – 1979 – Cabernet Sauvignon, cabernet franc e merlot in parti uguali. Si presenta con un color mattone con riflessi granati. Al naso erbe officinali, rabarbaro e china. Muovendo il calice esce la liquirizia, la maggiorana ed un carattere iodato. In bocca è sorprendentemente croccante, fresco e guizzante, selvaggio e persistente.

Coup de nez: caffè, boero. 43 anni portati benissimo. 96

 

Ghiaie della furba 1985 – Stesso bland della ’79. Impatto al naso di sandalo e maggiorana, mora ed erbe selvatiche. A calice in movimento sprigiona elicriso, radice di rabarbaro, iodio e terrosità. in bocca il tannino è preponderante e l’acidità elevata, equilibrato e salino. Vino gastronomico per la sua parte saporita, regala lunghezza e piacevolezza.

Coup de nez: mora, liquirizia, scoglio marino. 95

Nel 1992 entra in produzione la vigna S. Alessandro ad esclusivo uvaggio di cabernet sauvignon, vitigno con percentuale in aumento nelle annate a venire. Dal 1994 le annate risentono dei cambiamenti climatici.

Ghiaie della furba 1994 – dalla vigna S. Alessandro il cabernet sauvignon è al 60%, 20% merlot e 20% il cabernet franc. Il Colore ha una tenuta vivace, al naso è terroso con suggestiva macchia mediterranea. In bocca il tannino è delicato ed ancora in evoluzione. Esce una nota ferrosa, poi il ginepro ed il tabacco. Spalla acida in risalto. Parte mentolata importante anche in bocca con persistenti note di frutta sotto spirito. Finale succulento.

Coup de nez: mirto, eucalipto e prugna. 95

Nel 1998 è Benedetta Contini Bonacossi che prenderà le redini della parte enologica di Capezzana effettuando il suo primo cambiamento: sarà il Syrah, seppur in percentuale non rilevante inizialmente, che prenderà il posto del Cabernet Franc

Ghiaia della Furba 1998 – l’anno della prima vinifcazione di Benedetta, dove il syrah è al 20%, il cabernet sauvignon al 60% ed il restante 20% merlot. Rosso intenso con riflessi granati. Ha un impatto al naso officinale, incenso e ginepro ed in bocca un frutto verticalizzato per acidità. E’ salino e con tannino equilibrato. Sapido e pertanto gastronomico. Lunghezza con il Syrah che esalta il cabernet sauvignon.

Coup de nez: genziana e curry. 94

l nuovo millennio sancisce il cambiamento dell’andamento climatico. Ciò influirà sulla perdita di sostanze organiche ed humus presenti sui terreni, che costringe ad un nuovo metodo di lavoro per riportare il terreno ad una buona fertilità. Le piogge rare e violente possono compromettere la copertura dei prodotti antiparassitari, i rischi di gelate notturne aumentano così come la violenza dei temporali. Gli interventi chiederanno lavori più intensi per le piante e per i terreni, i cui risultati, a regime biologico, vedranno i loro benefici con l’andare degli anni

 Ghiaia della Furba 2000 – si riconferma il bland dell’annata ’98; al naso spicca un frutto nero riscontrabile anche all’impatto visivo per il colore scuro. A bicchiere in movimento sprigiona frutta matura sotto spirito ed umami, china e rabarbaro. Termina con piccantezza sulla lingua cercando equilibrio tannico-acido.

Coup de nez: potpourri e canfora 90

Ghiaie della Furba 2006 – rosso invalicabile, scuro con riflessi fucsia, profumo speziato ed asprigno, fa pensare ad una bella spalla acida. Pepe nero fresco, violetta e muschi, le note di mirto sono spiccate. Delicatezza di china e terra, complesso e sottile. Bocca con camomilla e genziana in retrogusto e tannino spingente sul palato, ma superato dall’acidità sempre presente.

Coup de nez: china e camomilla 96

Ghiaie della Furba 2010 –  50% cabernet sauvignon, 25% syrah, 25% merlot. Gradazione sopra 14 gradi. Ciclo vegetativo un po’ lungo con estate fresca. Al naso note di liquirizia e frutti scuri, padroneggiano anche al palato erbe officinali e sapidità prorompente, equilibrio del tannino avvolgente al palato, buona acidità che dona eleganza.

Coup de nez: finocchio selvatico 94

Ghiaie della Furba 2015 – Il colore è brillante fa pensare ad un vino dalla lunga vita. Profumi di incenso e pietra bagnata si uniscono ad erbe officinali e spezie dolci. In bocca il frutto è croccante di mora e di ribes. Il tannino è importante ma dolce. Complesso e di bella struttura. Lunghezza al palato ed intrigante freschezza.

Coup de nez: confetto alle mandorle 96

Ghiaie della Furba 2017 – cabernet sauvignon 40%, syrah 35%, merlot 25%. annata complicata con rese bassissime a causa di gelate primaverili ed un’estate siccitosa. Una produzione ridotta al 48% ma di ottima qualità. Note al naso di confettura di mora e di mirtillo, con calice in movimenti compaiono note più fresche di frutti rossi come lampone e ribes, rimangono in sordina tabacco fresco e sottobosco. In bocca è saporito, piccante e ferroso sul finale.

Coup de nez: muschio e lampone 95

Ghiaie della Furba 2019 – purpureo e vivo, sensazioni all’olfatto di sottobosco, mirto, mora, mirtillo, genziana ed in bocca arancia rossa e liquirizia dolce. Il tannino è in evoluzione, la parte salina è importante così come la parte balsamica. Buona annata per quantità e qualità. Vino di gran giovinezza ancora in crescita, poco sviluppato e scolpito, ma dal grande futuro.

Coup de nez: violetta e mirtillo 95

 

 

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