Si trovava a tornare a casa, dopo il lavoro, ad orari impossibili: lo aveva sempre fatto, ma ora le risultava davvero dura. Era stanca, mentalmente e fisicamente, e quel tragitto che la obbligava a prendere prima la macchina, poi il treno, infine la metro le stava pesando. Lo aveva scelto lei, di ricominciare a fare la dipendente, stipendio fisso, orari quasi certi, un solo luogo dove andare: vabbè il fine settimana era impegnato, ma non era certo un problema. Era un’acuta osservatrice dell’umanità, e quando si trovava invasa dai clienti, nel negozio del centro commerciale,  dove era la direttrice, si chiedeva il perché dovessero passare in maniera così assurda i propri giorni liberi. Ma questo la faceva sorridere, le permetteva di essere libera nei giorni giusti: solo che prima sapeva cosa fare, ora si era diventata apatica. Era arrivato un freddo gelido, che la svuotava di energie, lei abituata a stare in casa con un plaid sul divano, o intabarrata in golf assolutamente poco sexy, costretta a vestirsi e truccarsi ogni volta quasi fosse una cena di gala. Il viaggio nei mezzi pubblici l’aiutava a riflettere e pensare, fatti in orari non di punta, il che le permetteva di rimanere tranquilla…anche troppo. Da una vita intensa e gioiosa, si era trovata, per sua scelta, a tirare il freno a mano. Anche le cene nei posti intriganti, e per lei intrigante era il cibo e il vino,  le aveva abbandonate, nel momento in cui aveva smesso di fare  la libera professione: era stato un periodo bellissimo, al quale volutamente aveva posto uno stop. Troppo intensi gli ultimi anni, le montagne russe l’avevano fiaccata, doveva riprendere i cocci e ricostruirsi: emozioni, amore, conoscenze che si erano intervallate dopo un lungo periodo stabile, ma non aspettava certo una tale varietà di eventi: forse uno sceneggiatore ne avrebbe potuto trarre ispirazione dalla sua vita. . Intanto era arrivata alla stazione, l’aspettava la macchina, per tornare da sola: una volta c’era invece lui che l’aspettava, personaggio atipico, conosciuto per caso, che la divertiva tanto: quando la portava a mangiare in posti improbabili, fatti solo per riempirsi lo stomaco, con una fauna di umanità per lei divertente, anche se non l’apparteneva. Era stata una conoscenza piacevole, leggera, passionale, magari poteva sfociare in qualcosa di più, vista la grande attrazione esistente, ma aveva deciso di smettere: non si ritrovava nei luoghi e nelle persone frequentate, e poi aveva sempre un tarlo in testa che l’accompagnava….Arrivata in paese, trovò ancora aperto l’unico negozio, che fungeva da bar, forno, pasticceria, giornalaio, insomma, una sorta di bazar. Si era ricordata di non avere niente in frigo, ed una stretta al cuore le era venuta quando un flash in testa la illuminò su ricordi di cena fatte con lui : tornava a casa con la tavola, apparecchiata, la bottiglia stappata,le pietanze pronte…lui era l’amore della vita al quale non sapeva come riavvicinarsi, anche se entrambi lo avrebbero voluto fare. Erano passati tre mesi dall’ultimo contatto, lui semplicemente aspettava un suo segnale, per lei era difficile trovare un modo per farlo, anche se lo avrebbe voluto . Prese un pezzo di torta di mele, la mise in borsa, e proseguì il cammino fino a casa. Le era presa voglia di coccole, ma certo non avrebbe voluto esagerare nell’atteggiamento consolatorio: niente camomilla, meglio un bicchiere di vino, non bollicine, delle quali disponeva avendole lui riempito la cantina, ma un semplice bianco fermo. Riscaldò la torta di mele, prese la panna liquida dal frigo, la versò di lato, quindi una spruzzata di noce moscata: era il suo modo di personalizzarla. Chiuse gli occhi ma li riaprì subito: quei sapori mettevano in moto il meccanismo del ricordo, dal quale non sapeva se fuggire o attaccarsi. Cominciò a guardare la corrispondenza, era sempre incuriosita dal fatto che ancora qualcuno scrivesse delle lettere, quando riconobbe la sua calligrafia. Aveva smesso di scriverle dopo averla tartassata, in mesi lunghi e disperati, e questa volta ne era contenta: aprì la busta ed iniziò a leggere: Il viso le si aprì in un largo sorriso, mentre finiva l’ultimo boccone

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