Questa volta  toccato all’imprenditore sardo avere la diffida da parte dei legali della Mc Donald’s, sull’utilizzo del suffisso Mc, utilizzato in un’attività di tipo alimentare. Qui l’intervista a Ivan Puddu, che risulta “sorpreso” dell’accaduto, ma in realtà, chi si occupa di cibo, sa benissimo che il problema si ripropone in maniera regolare, anche se l’attività non ha nessun legame con l’idea di fast-food. Anche n questo caso, vengono servite specialità sarde. Resiste sempre, invece, Dario Cecchini, a Panzano in Chianti, con il suo Mac Dario, dove fa assaggiare le sue specialità a base di ciccia. Insomma, di cosa ha paura la multinazionale americana? Forse è un modo per far parlare di se’?

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9 Commenti

  1. una domanda insulsa, ma legittima: se uno scozzese volesse aprire un ristorante col suo nome non potrebbe farlo?!!? a parte il caso diciamo ovvio di un cognome “McDonald”, peraltro molto tipico, ma un qualsiasi altro cognome non sarebbe forse più forviante o “imitativo” di un McPuddu o altre nostre derivazioni? Mah..

  2. male ha fatto il sardo a cedere alle intimidazioni legali.. il nome scelto non ha nessuna assonanza e possibilità di confusione con l’altro marchio.. in tribunale avrebbe vinto a mani basse e avrebbe potuto chiedere anche i danni.. come ha detto il Petrini è ora di dire basta alle prepotenze di questi conglomerati multimiliardari.

  3. Dubito proprio che in tribunale avrebbero vinto, anzi…
    Una semplkice diffida è bastata a farli desistere, tanto avevano già ottenuto la pubblicità desiderata… no?
    Del resto non mi sembra un atto di intelligenza scimmiottare un noto marchio (specie se fa cibo di mediocre qualità) per aprire un attività similare.

    La protezione della proprietà intellettuale ed industriale è sacrosanta, sia che tuteli un colosso sia che tuteli un piccolo.

    Dire che non è giusto solo perchè ci stanno antipatici va contro ogni elementare regola del Diritto e per quanto siamo abituati a vivere in un paese dove le Leggi sono ad personam o ci si sente legittimati a non osservarle se non piacciono questo non è affatto serio.

    Anche Petrini secondo me l’ha fatta fuori dal vaso… provate a mettere il marchio Slow Food su un vostro giornaletto e poi ditemi quanto passa prima che uno studio legale vi scriva. Come giusto che faccia.

    Non confondiamo l’illegalità con l’antipatia…

  4. @Claudio, anche se non mi fa piacere, penso che tu abbia ragione. Le leggi sono fatte in maniera che proteggono chi ha registrato il marchio per primo. Anni fa noi al Consorzio del Chianti Classico si perse clamorosamente una causa storica con la Gallo Winery che aveva registrato il nome Gallo, ovunque nel mondo molto prima di noi. Fu una terribile ingenuità, pagata molto cara, pensare che siccome il Gallo Nero come zona designata alla produzione di chianti classico era nostro dal ‘700, questo avrebbe spostato le cose a favore nostro!

  5. @ Emanuela
    il caso Gallo io lo porto sempre ad esempio di come una Legge possa essere tremendamente efficace se applicata, anche dove sia veramente difficile non sentirla come ingiusta…
    Ma se non sbaglio arrivaste ad un accordo di distribuzione per cui i Gallo divennero vostri esclusivisti per il mercato Usa rinunciando a chiedere risarcimenti, giusto?
    Hai ragione, non fa piacere. Ma il camminare a testa dritta comporta anche farsi piacere cose come quella.

  6. Come succede molto spesso in Italia, e praticamente sempre negli USA, in una causa come quella tra il Consorzio e la Gallo Winery è stato determinante il peso degli avvocati scelti: Gallo mise in campo studi legali con parcelle da milioni di dollari, il Consorzio si affidò ad avvocati molto più modesti…