Mi telefona Stefano Frassineti, cuoco e patron della locanda Toscani da Sempre di Pontassieve, sempre pronto a segnalare eventi e situazioni insolite ” E’ la settimana del cervello” tuona al telefono al che per me, appassionato fruitore e divulgatore di frattaglie, la notizia appare fin da subito ghiotta ( e ci mancherebbe il contrario !). Parte quindi  la ricerca di ricette particolari e non comuni , magari che vanno oltre i classici metodi di cottura, fritto o al cartoccio, ma poi nella ricerca mi imbatto nel sito che mi fa capire come la questione sia leggermente diversa :-). Però è vero che poteva essere uno stimolo per trattare un argomento, gastronomicamente parlando, ostico e difficile. Non solo vegetariani e vegani sono contrari al suo impiego, una larga fetta di onnivori temono questo alimento. Mi ricordo sempre uno scherzo che organizzammo con Stefano quando, alla fine di un pranzo di frattaglie, chiedemmo alle persone l’ingrediente segreto del dolce: dopo mille tentativi rilevammo che per farlo Stefano aveva dovuto utilizzare il cervello: era chiaramente una boutade, voleva dire che ci aveva messo la testa per creare un dolce ex novo, ma c’è chi rimase con occhi sbarrati: pensando di averlo trovato nell’impasto eppure erano persone che avevano mangiato trippa, zampa e altre interiora mezz’ora prima. Perché questa paura di cibarsi di tale organo? Difficile sia per ragiono organolettiche: d’accordo, è dolce e morbido, forse stucchevole ma esistono molte ricette per equilibrare il sapore. Perché troppo grasso e ricco di colesterolo? E il cotechino allora? O lo zampone? No, è proprio il terrore di entrare nella testa di un animale. Eppure, ricordatevi , è la maniera migliore di rispettarlo, una volta ucciso per mangiarlo. Buttarne via alcune parti sarebbe davvero uno spregio

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