Complice l’autunno che inizia ad entrare nel vivo, le giornate di pioggia , la voglia di stare in casa che riappare, ecco che torna imperiosa la voglia di comfort food, nel quale l’importanza è data fondamentalmente dalla memoria e dall’affettuosità del cibo più che dalla qualità organolettica.

Zuppa giapponese RomanelliLa minestra in brodo in tutte le sue varie forme appartiene a questo, un cibo assolutamente casalingo, mai proposto in un ristorante a meno che non sia quello di una pensione di montagna, magari come pietanza riservata agli avventori abituali. Alla base ci deve essere la volontà di fare il brodo, e già qui inizia la distinzione tra pollo, coniglio, manzo e verdure. Del primo ne ho una conoscenza sopraffina essendo figlio di pollaioli: mi ricordo la parte grassa che affiorava in superficie e che mia madre toglieva accuratamente, spiegando come invece suo padre ne fosse goloso ma non era assolutamente salutare. Da piccolo mi faceva la minestra con una quantità notevole di pastina, ci grattava un bel po’ di parmigiano e così me la faceva mangiare, io che avrei consumato solo pastasciutta, pranzo e cena. Invece per se’ preparava spesso il brodo con tacchino o conigli, sapori perduti per me, non avendo mai avuto l’ardire o la voglia di assaggiarli.

Il manzo appariva poche volte sul desco familiare, però il brodo me lo ricordo eccome: più ricco di colore, più deciso al gusto, profumato in maniera diversa. In questo caso arrivavo a non mettere addirittura la pasta per berlo da solo, oppure ci spezzettavo del pane raffermo per fare la zuppa. Cambiavo altrimenti la pasta, invece dei filini ci mettevo i ditalini rigati ma la limpidezza del brodo rimaneva una costante. La verdura era la nota dolente in gioventù, mangiavo il minestrone solo per la crosta di parmigiano che veniva fatta sciogliere all’interno, o per la parte di pancetta che rimaneva visibile. Ma il minestrone è denso, tutt’altra cosa la minestra preparata con il brodo di verdure e accompagnata all’interno con qualche ortaggio, magari croccante: oggi l’adoro, da ragazzo molto meno.

ramen romanelliOggi le minestre mi piacciono quelle orientali in special modo, anche il ramen lo gradisco, ma poi interviene sempre un ricordo di estrema semplicità, ovvero la minestrina con l’acqua. Senza il brodo, la pasta cuoceva nell’acqua dove un po’ di olio, ovviamente extravergine di oliva, serviva a dare un minimo di sapore. Poi, una volta messa nel piatto fondo, una noce di burro e sempre parmigiano a pioggia. Una grattata di pepe ed ecco che il sapore della memoria affiora senza limiti

 

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