Saranno forse le allergie, le intolleranze, il rinchiudersi sempre più nel proprio guscio familiare, ma uno dei capisaldi della scuola italiana, la mensa, è entrata in una crisi di identità dalla quale diventerà difficile uscire. Si sa, siamo un paese nel quale il cibo ha un’importanza fondamentale, per anni si è creato in casa il luogo naturale dell’educazione alimentare, con una persona dedita a preparare i pasti alla famiglia. Erano i tempi nei quali non si poteva scegliere cosa mangiare, le pietanze dovevano essere le stesse per tutti i commensali e, volenti o nolenti, anche i bambini si abituavano a gusti non consueti. Le prime mense nascono quando il tempo da passare a scuola aumenta, nella scuola libera e democratica si deve pensare a chi ha i genitori che lavorano e gli alunni devono frequentare il “doposcuola” per fare i compiti: i ricchi non amano quelle mense che oggi sarebbero ricercate, cucine in ogni scuola, con cuochi dediti a preparare da mangiare per un numero circoscritto di alunni. Poi la mensa diventa obbligatoria per tutti, il tempo pieno non è piùmensa-scolastica l’opzione ma la scelta costretta, nascono i centri di produzione pasti. In nome della riduzione di spesa, si è costretti a far accettare ai ragazzi pasta cotta alle nove di mattina e consumata alle 1230, cibi poco appetibili. Ci si rende conto di tutto questo, ma soprattutto si capisce che la struttura familiare è cambiata: non ci sono più le nonne che cucinano, bisogna educare a mangiare di tutto, anche considerando il cambiamento della società, e quindi, ecco arrivare i pasti multietnici, gli ingredienti poco conosciuti come la quinoa e il miglio. Niente, non funziona, si levano le proteste alte e si torna a paventare l’ipotesi del portarsi il cibo da casa. Anni passati a far crescere i bambini nel senso dell’uguaglianza ed ecco che le merende e i pasti potranno svelare il censo delle famiglie. “Tutto è sbagliato, tutto è da rifare”: il detto bartaliano è valido ancora oggi. Fino a che la mensa è considerata un male necessario questo è il risultato: alla base ci dovrebbe essere la volontà di farla diventare un ristorante per bambini e far diventare il pasto lezione fatta con insegnanti preparati a questo tipo di educazione. Ad oggi sembra una lontana chimera

Credits photo resegoneonline e quotidianomolise

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