L’arrivo della primavera era bello per lei, non solo per il clima, con la temperatura che andava a salire e le permetteva di vestirsi più leggera, mettendo da parte calze ed altre coperture che non sopportava, ma soprattutto iniziava il risveglio della natura, piante e fiori che facevano capolino,  e così sfruttare la possibilità di camminare nel bosco.

violetteOra, non che non amasse le camminate fatte per il solo gusto del movimento, che ci poteva stare anche in inverno, ma se univa un altro interesse certo era più motivata all’uscita : la sua abitudine era quella di ottimizzare, dover trarre utilità da ogni scelta;  a volte anelava a quella spensieratezza legata al non dover per forza fare un azione per ottenere qualcosa che non fosse il semplice piacere. Il suo esilio voluto in campagna, lontano da casa, le aveva permesso di riappropriarsi di spazi e ore che avrebbe sicuramente impiegato per il suo lavoro. Ed invece aveva iniziato a rallentare, aveva scoperto la marcia “ridotta”, e le stava piacendo alquanto. Comunque rimaneva la passione per le erbe spontanee, i fiori e i frutti selvatici, che niente chiedevano se non essere colti quando era il momento. Questa volta si voleva cimentare con la marmellata di violette, che chiamavano dalle sue parti, viole mammola: si domandava divertita quanti sommelier l’avevano davvero annusata, considerando che la citavano quasi sempre nel degustare vini rossi: in molti nemmeno l’avrebbero riconosciuta! Si armò di cestino, pezzola sul capo, scarpe adatte e via decisa a recuperare il necessario. Nel vagare da sola non sopportava musica nelle orecchie, quella l’ascoltava in casa, preferiva dare libero corso ai suoi pensieri. Erano mesi che si era allontanata dal suo ambiente e questa solitudine imposta cominciava a dare i suoi frutti: fuori dagli schemi prefissati, stava mettendo a fuoco quello che avrebbe voluto veramente fare nella vita e aveva notato come  il mondo le stesse diventando meno ostile. Che poi non lo era mai stato, ma lo aveva vissuto così.

Viole

Riuscì a recuperare velocemente i fiori necessari e si sbrigò a tornare a casa, aveva voglia davvero di sperimentare. Aveva trovato una ricetta ma preferiva fare di testa sua: quindi mise subito acqua, zucchero e scorza di lime a bollire, a fuoco basso, per avere il tempo di pulire le viole, e pestarle con parte dello zucchero, questa volta a velo, che aveva messo da parte e il succo del lime. Il mortaio le piaceva più del mixer, aggrediva meno gli ingredienti. Unì allo sciroppo le viole e continuo a cuocere fino a a raggiungere la densità voluta. Non era una fatica stare a girare, le permetteva di mettere a fuoco tante idee  Lui non c’era ed era come se ci fosse, lontano ma vicino, presente anche se assente. Prese i vasetti dal forno, li riempì e li chiuse ermeticamente. Si aprì una bottiglia di vino alle dieci di mattina ed era spumante: lo bevve comunque con tanta soddisfazione

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