Sono stato un paio di volte a Bordeaux(anzi tre) per le anteprime dei vini della zona, che si tengono per la stampa nel mese di marzo, subito prima del Vinitaly: poi si sono accorti che non ero un giornalista serissimo ed impegnato e non mi hanno più invitato:-))). Ci sono sempre stato con Ernesto Gentili e due volte con noi c’era anche Fabio Rizzari e nel nostro girovagare in auto sentivo spesso parlare, da loro, di un piatto  temibile, che speravano non fosse mai stato preparato in una delle cene alle quali eravamo invitati: la lampreda al vino rosso. Le immagini erano delle più orripilanti, roba da film dell’orrore, non parliamo del sapore a dir poco disgustoso, a quanto raccontavano. Fortunatamente un anno ci rimpinzammo di petto d’anatra, ma l’anno successivo, assegnato ospite ad un castello diverso dal loro, mi trovai a condividere la cena con i padroni di casa e, per farmi contento, mi prepararono il piatto tipico locale, appunto la lampreda. I racconti erano del tutto bugiardi: non rendevano giustizia dell’orrida creatura che mi si profilò dinnanzi. Colore grigio topo, odore nauseabondo, una sorta di melma derivante dalla salsa al vino rosso dove il pesce galleggiava: non so ancora come, riuscii con sforzi sovrumani a terminare quanto mi avevano propinato nel piatto. Consigliata a suocere invadenti, amici rompiscatole, nemici carissimi.

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