In questo articolo del Gambero Rosso, si fa il punto, con precisione, di una delle tante assurdità della burocrazia italiana: ovvero, sul fatto che la selvaggina da piuma si possa cacciare per uso personale, ma non la si possa servire nei ristoranti. Risulta diffigile da capire un simile comportamento, anche se si sposta il problema sul concetto etico: la decisione è ancora più discutibile poiché permetto di ammazzare degli  animali e dopo nemmeno li mangio. L’immagine è quella di un sacrificio inutile, che stimola una caccia senza giudizio, dove nemmeno esiste la possibilità di condividere con altri quanto cacciato. A me pare una ipocrisia nemmeno tanto velata: non ti impedisco di cacciare, e potrebbe essere invece una motivazione opinabile ma chiara, però tanto non puoi farne commercio. Il fatto è che all’estero si continua bellamente a cacciare e vendere gli uccelli e quindi non si riesce a capire come, ancora una volta, l’Europa viaggi in maniera diversa in merito al settore ristorativo. I cibi proibiti esistono, e lo sono per ragioni comprensibili: non ti faccio mangiare i datteri di mare, altrimenti il danno ambientale per procurarseli sarebbe terribile e non risolvibile. Ma riguardo alla selvaggina da penna che si fa? Si deve andare all’estero per mangiare beccacce e alzavole allora, i fagiani sono da allevamento e si continueranno a servire nei locali , ma per quanto riguarda il resto il buongustaio errante dovrà mettersi in cammino per provare nuovi sapori. Forse è una maniera per stimolare il tursimo enogastronomico..ma all’estero però.   Credits www.allevamentipoggiodiponte.it

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