Se uno chiede ad un fiorentino dove è il Dolce Vita, inteso come locale, indicherà quello di piazza del Carmine, famoso negli anni Ottanta e Novanta per essere uno dei luoghi preferiti per vedere e farsi vedere la sera, tempio della nightlife fiorentina. Invece, esiste una pizzeria trattoria nella zona delle Cure, da più di cinquant’anni, con la solita gestione dal 1976: marito e moglie a gestirla, in un ambiente che potrebbe essere definito “vintage”, visto che ricorda appieno i locali degli anni Settanta: le porte a vetro con il laminato, i quadri alle pareti non proprio apprezzabili per la bellezza, il frigo in bella vista. Si entra in una saletta lunga e stretta dove c’è un solo tavolo ma occupato dal titolare e poi, sulla destra, la sala da pranzo vera e propria una trentina di coperti: Da fuori nessuna insegna ricorda il nome, la porta chiusa e le tende non ispirano ad entrare ricorda davvero le vecchie osterie del passato. Una volta a tavola, il menu è scritto in stampatello su fogli a quadretti fotocopiati: uno spaccato della cucina degli anni settanta, dagli spaghetti alla carbonara alla parmiggiana con due g) di melanzane, dalla scaloppina al limone alla bistecca alla fiorentina. Prezzi non esattamente economici, considerando che poi i coprimacchia sono di carta e non di stoffa. La lista delle pizze è invece scritta al computer, con prezzi nella norma: si scorge anche il forno a legna dalla cucina, il che lascia ben sperare. L’atmosfera è strana, non riesce ad essere nostalgica, è come se ci fosse bisogno di un minimo di vitalità, che latita. La pizza è biscottata nella pasta non troppo condita, di quelle che si mangiano quasi senza accorgersene. 10 euro pizza margherita e birra, in un luogo del passato ancora presente

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