“Waiting for Godot” o, se preferite: “Aspettando Godot”: questo viene da pensare quando si cerca di dare una definizione al percorso che  questo albergo ha fatto dopo l’apertura,  di alcuni anni fa: sta ancora cercando la sua vera dimensione, almeno da un punto di vista gastronomico in attesa di un cambio di marcia che non si sa ancora da dove debba arrivare . L’albergo è rimasto famoso all’inizio per cercare di far esordire il servizio “maggiordomo”,  per seguire il cliente in maniera continua ed affettuosa, l’attenzione alla cucina nel corso degli anni è stata sempre alta, senza mai riuscire a trovare l’equilibrio perfetto. Iniziò Saverio Sbaragli, già all’Enoteca Pinchiorri, oggi chef executive al Four Seasons di Ginevra, ma sebbene ci fossero buone avvisaglie, il progetto non decollò. E’ stato poi il turno di Carmine Calò che, dovendo seguire anche l‘albergo degli stessi proprietari a Verona, riuscì anche a distanza, a formare una squadra dal buon affiatamento, in grado di elaborare una cucina di buon livello, unita ad un servizio appropriato. Oggi la nuova sfida: Carmine si dedica solo alla cucina di  Verona mentre a Firenze è stato chiamato Roberto Cordisco, già a capo delle cucine dell’Helvetia e Bristol di Firenze  Tempo di rodaggio già superato, essendo arrivato ad aprile: la cucina si organizza, almeno a quanto riferito dal personale di sala con un menu diverso ogni giorno, con tre o quattro scelte per ogni portata, quindi se vi capita il menu toscano, non è possibile avere altra scelta, se non quelle classiche di servizio. Accoglienza e servizio molto impacciati, ad esempio si vaga fino a raggiungere il dehors da soli, poi la proposta, molto semplice e lineare. Nessun stuzzichino offerto, ma la tartare di manzo con panzanella è saporita e gustosa, un buon inizio. Cremosi e morbidi gli gnudi di ricotta come primo piatto, dimenticabile il filetto di branzino alla livornese, asciutto, con la pelle non croccante bagnata nei pomodorini, e dal contrasto amaro delle olive non gradevole. La grigliata mista prevede anche la scelta di agnello nostrale o nezelandese, dalle cotture diverse: peccato risulti fredda. Si chiude con una buona scelta di dolci: gustosa la Cupola del Salviatino, con cremoso al praliné, amaretto e glassa al caramello. Carta dei vini senza emozioni, molto nella norma. Tre portate escluso vini 95 euro.

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