“Di necessità virtù” afferma un vecchio adagio e quindi, se voglio aprire un ristorante vicino al frequentato quartiere di Santo Spirito, a due passi dal ponte, con l’Arno che scorre placido a pochi metri(anche se non lo vedo proprio, beninteso), trovo un fondo disponibile e lo adatto alla bisogna. E’ quello che è successo a La Chouette, che si presenta non a caso con il nome di Brasserie, per indicare un luogo dove ci si può fermare anche solo per mangiare un piatto cucinato, una fetta di Pata Negra o, perché no, del caviale. L’idea è venuta ad Alberto Paravia che da Roma è arrivato a Firenze per realizzare il suo progetto di ristorazione. Ed in effetti, scorrendo il menu, si capisce come non abbia voluto strizzare l’occhio ad una clientela che ricerca la tradizione toscana, niente bistecca, crostini e ribollita, molti ingredienti modaioli con qualche tocco laziale che ricorda le  origini del titolare. All’ingresso si capisce come lo studio degli interni sia stato accurato, per sfruttare al massimo la capienza disponibile e quindi molti dei coperti sono posizionati sul lungo tavolo che segue il bancone del bar, dove sono anche proposte le preparazioni fredde. Per i più fortunati e previdenti nella prenotazione, sul fondo ci sono tre  tavolini che appaiono un vero luogo di conquista. In realtà, si capisce come il locale si voglia proporre in maniera diversa da solito: aperto solo la sera, con l’aperitivo iniziale ed anche il dopo cena prolungato, vuole stuzzicare più che sfamare, permettere forse una maggiore socializzazione anche se capita lo sgabello vista muro diventa un po’ difficile: meglio voltarsi a dialogare con il vicino accanto, sperando sia simpatico. La cucina, come detto,strizza l’occhio alla Francia  quando si tratta di ostriche e foie gras, che lo si trova proposto all’interno dei calamaretti di Porto Santo Stefano, che fanno la loro ottima figura anche da soli. Meglio le escalopes dello stesso foie gras, con scampi e frutto della passione, dove il contrasto tra dolce , acidità e amaro trova maggiore equilibrio. Gli gnocchetti con gamberetti, pesto di basilico e feta fanno la loro bella figura, poco convincente il rombo alle erbette, non sbagliato ma poco esaltante al gusto. Carta dei vini limitata, con etichette sicure, dove però la sezione degli champagne riveste un ruolo particolare. Personale gentile e affabile. Due piatti, escluso il vino e le bevande, sui 30 euro, basta non toccare il caviale. Perfetto per chi ama alzarsi durante la cena

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