All’inizio fu un imprenditore fiorentino, che decise di investire nel settore ristorazione, partendo da una buona esperienza quello turistico ed immobiliare: perché non dare un servizio ai clienti del mio B&B, convogliandoli tutti nello stesso locale, creato magari per loro,  per fare colazione? Idea che permetteva anche di intercettare una clientela straniera non residente nelle proprie strutture, ospiti abituati a buffet ciclopici per il breakfast, non effettuabili nelle ristrette cucine di ambienti piccoli. E perché a questo punto non seguire la tendenza ed aprire il ristorante che avesse un occhio di riguardo per gli amanti della cucina vegana e vegetariana? Detto fatto, agosto 2014 il locale è operativo ma appare evidente che tra la teoria e la pratica c’è sempre uno scalino da superare: bello l’arredamento e l’atmosfera, però non convince la proposta culinaria, non in sintonia con l’ambiente. Il tempo passa, aspettando Godot…fino a che le strade si incrociano con Beatrice Segoni, che dopo la lunga esperienza al BSJ, si lancia nell’avventura Convivium,  sei mesi di lavoro che non fanno scoccare la scintilla con la proprietà che aveva rilevato e ridato a nuova vita . Poi l’incontro con il titolare del Konnubio, che decide di spostare l’offerta gastronomica proposta sino ad allora  in Corso Tintori, dove apre il Konnubio 2 ed affida la cucina a Beatrice. Un po’ di rodaggio ma già ora la macchina ha preso il via in maniera regolare: pranzo con scelta di piatti più semplici ma non banali, mentre la cucina della sera è quella che esprime l’idea culinaria della chef. Oggi funziona il “connubio”, ovvero i piatti rispondono all’ambiente, lo stile è casual ma elegante, diverte l’idea di mangiare pietanze divertenti in un contesto non ingessato. E quindi le alici a beccafico con verdure croccanti nemmeno si fanno avvicinare dalla forchetta, si mangiano con le mani, eteree anche se indubbiamente golose. Il flan di carciofi con gli stessi crudi e fritti è una “variazione”, per rimanere in termine tecnico, comprensibile e gradevole. I tortelli  di baccalà con crema di carote, fondo d’arrosto, granetta di pistacchio fa partire la mente ad una cucina del passato prossimo, ma la veste nella quale viene proposta fa capire che di modernariato si tratta. Gli agnolotti di coniglio con potacchio e olive taggiasche sono un omaggio alla terra di origine della chef, ovvero le Marche, con il tocco amaro che convince. Rimane tanto da assaggiare, come i secondi che “non sono secondi a nessuno “(cit.) e la curiosità dirige sulla tagliata di  agnello con humus di ceci , ma non mancano altre golosità, compreso un menu interamente vegano, assolutamente non abituale. Si chiude con dolci di estrema pericolosità golosa, come la crème brulée con il platano ed l monte bianco  con meringa al rosmarino. Sulla carta dei vini si può lavorare, diciamo che l’impostazione c’è ma deve essere ancora costruita a dovere. Esperienza molto divertente. sembra di vedere un giocatore che ora riesce ad esprimere il suo talento inserito nella squadra giusta: ora il campionato si può giocare !

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