Il ristorante si trova sempre in un albergo, ha appena preso la stella Michelin ed ha buone referenze: lo chef è Shaun Hergatt, conosciuto per l’utilizzo di erbe aromatiche e grande attenzione ai prodotti, visto anche il nome dato al ristorante: Juni ovvero giugno, la stagione dove tutto rinasce e cresce nei campi. La sera i menu sono da 4 e 6 portate, a 90 e 120 dollari, volendo si può anche avere il menu dello chef, fatto secondo sua ispirazione a 180: essendo a pranzo scelgo solo il lunch menu, 30 dollari per due portate. All’ingresso un cartello avverte che non è possibile utilizzare tablet, macchine fotografiche e smartphone durante il IMG_9661_2pasto..entrato in sala da pranzo, e vista la situazione, ovvero praticamente solo, stabilisco che non creo problemi di sorta e quindi qualche foto la riesco a scattare..mi immagino però che se hanno messo un cartello di quel tipo, ci saranno di quei clienti che, IMG_9663improvvisati Helmut Newton, prima di mangiare costruiscono un set sul tavolo, con la confusione che è facile immaginare…Prima portata all’insegna dei fiori, anche da mangiare, con avocado, gamberi e cetriolo, una rivisitazione di un classico come avocado e gamberetti. Buono il pesce, contrasto riuscito, non affatica e riesca e conquistare. Il secondo è alquanto particolare, un salmone cotto a bassa temperatura, accompagnato da uova di pesce, presumibilmente merluzzo, e “yogurt cotta”, sorta di formaggio di capra cotto modello “Chèvre-chaude” di francese memoria. Indubbiamente insolito, con l’equilibrio che funziona grazie alla sapidità delle uova e del formaggio, che mitigano la dolcezza del pesce. Si respira un’aria posata, è un ristorante che non vuole essere di tendenza, niente luci buie, niente musica a palla, adatto a chi vuole parlare senza urlare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento