Averlo tra le mani era già un motivo di soddisfazione: lo sentiva turgido, a volte non perfettamente liscio, magari appena ingobbito all’esterno, ma in ogni caso la sensazione era piacevole. Amava dapprima leccarlo, leggermente ricurvo com’era, difficile si presentasse diritto, anzi, del tutto impossibile. Il sapore era un po’ dolce e un po’ salato, ricordava la canzone di Cristiano Malgioglio cantata da Pupo, “Gelato al cioccolato”. Non tutte le volte era la stessa storia, tutto dipendeva da come fosse stato preparato in precedenza. La cosa migliore, però, era farlo surriscaldare, dare modo di farlo esprimere in tutte le potenzialità nascoste e alla fine, solo ala fine, intingerlo, per poi prenderlo in bocca in un’estasi gustativa senza fine…il gamberetto fritto nella maionese, che bello!

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