Sicuramente Lord Sandwich non poteva immaginare che il suo nome sarebbe stato tramandato ai posteri per due fette di pane sovrapposte, riempite con una fetta di roast-beef. Ma il destino, si sa è imprevedibile, e prima in Inghilterra e poi in Francia, il panino ha preso il suo nome. Inguaribile giocatore di carte, il Lord non aveva assolutamente intenzione di abbandonare il tavolo verde per sedersi a tavola. E questo la dice lunga sull’importanza che gli inglesi davano al mangiare! Pensò bene quindi, di farsi servire l’arrosto di carne, sua cena quotidiana, non più in un piatto, accompagnato magari da qualche verdura, bensì adagiato tra due fette di pane. Questo gli consentiva di mangiare senza utilizzare coltello e forchetta, con notevole risparmio di tempo e apparecchiatura. Il panino in Italia ha avuto vita  grama per molti anni, incontrando  poi, alla metà degli anni ’70, un successo clamoroso. Una volta con il panino veniva identificato il pranzo al sacco della gita fuori porta domenicale: la mamma si svegliava all’alba, per preparare la milanese con la quale farcire il pane, e il povero figlio si trovava costretto ad ingurgitare simili obbrobri, quando in cuor suo si sarebbe accontentato di due esili fette di prosciutto crudo o mortadella. Ancora il pranzo veniva fatto a casa, e anche per gli operai che dovevano mangiare fuori casa, era sempre pronta la gavetta con la pasta da scaldare. Il panino diventa popolare quando l’occasione di mangiarlo è legata a un momento di ritrovo: nascono le “paninoteche”, dove i panini non sono conservati in teche protette, da osservare in silenzio, bensì da mangiare, caldi e coperti dalle salse più insolite. E si comincia allora a cercare il pane americano, pieno di mollica e leggermente dolciastro, da tostare e riempire nelle maniere più fantasiose: oramai le liste nei locali raggiungono lunghezze ragguardevoli e la fantasia nelle preparazioni sfocia anche nel cattivo gusto . L’ultimo capitolo del panino appartiene ai fast-food, nei quali le ricette sono così standardizzate che il gusto del “cheeseburger” sarà lo stesso a Roma come a New York. Ma chi avrebbe mai pensato, solo venti anni fa, che torme di giovani avrebbero fatto la fila per mangiare un panino con la carne alle cinque di pomeriggio? Potenza del ketchup forse? O sono i cetriolini a dare quel certo non so che..

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