Incredibile ma vero, gli anni passano e quello che era buono diventa cattivo per poi tornare ottimo. In politica succede spesso, basta far passare il tempo e poi l’occasione arriva: sembra quasi che questa regola la si possa applicare anche a dei piatti. Prendiamo il caso del risotto alle fragole, un piatto nato negli anni Settanta, che lo si può tranquillamente accompagnare alle penne alla vodka dell’epoca: sembrava fosse nato il nuovo capolavoro gustativo, un magico equilibrio tra gusto salato, acido e dolce. In pratica, un risotto classico che veniva colorato con della purea di fragole, bagnato magari con dello champagne e poi mantecato con della panna: il parmigiano non era da tutti concesso. Diventò piatto insulso quando fu trasformato quasi in un dolce per gli eccessi di panna e fragole. Considerato negli anni Novanta l’emblema della cucina da dimenticare, si odono lontani segnali di restaurazione, quasi avesse rappresentato un esempio di una cucina innovativa dalla quale conservare lo spirito di rottura degli schemi…sarà!

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

6 Commenti

  1. A Pienza una gentilissima titolare di una cantina-bistrot di cui non ricordo il nome (mi perdoni se leggerà questo commento), propose una salsa che potrebbe essere una “variante” a quella del risotto alla fragola che sinora non ho provato: quella del salmone.
    In realtà la fragola non è l’ingrediente principale.
    Tutto nacque – da quanto ricordo – da una salsa a base di salmone, strutturandola su uno dei suoi sodalizi da riprorre in chiave alternativa. Tra questi venne considerato il sodalizio “limone salmone affumicato”.
    Poichè il limone difficilmente si sposa in un risotto assieme al salmone, il passo successivo è stato quello di cercare un ingrediente che sostituisse il limone e potesse coniugarsi tanto con il salmone quanto con il risotto. La scelta è caduta proprio sulla fragola.
    Infatti – come mi è stato fatto notare – la fragola ha una sua componente di acidità, da abbinare al salmone, e, peraltro, proprio per non essere così accentuata come nel limone, può, in maniera neutrale, essere abbinata al riso senza conferire quel gusto così “forte” che si otterrebbe con il limone.
    Sin qui le ragioni all’origine della ricetta.
    Certo, questo non è il risotto alle fragole… e neppure credo sia necessaria la panna, ma solo il burro.
    Il fatto è che come combinare gli ingredienti non lo ricordo. E qui chiedo ausilio.
    A mio giudizio un primo bivio è la componente alcolica utilizzata per sfumare il salmone. Non mi ricordo quale mi è stato detto di utilizzare (anche perchè il brandy non so come potrebbe starci con le fragole, forse va’ sfumato con spumante, …anzi, fragole e champagne come “Pretty Woman”…e, dunque, vada per lo champagne )…e poi il dilemma è come trattare le fragole (battute o passate).
    Il dubbio persiste sul momento in cui devono essere messe (all’inizio, dubito, o alla fine, magari insieme al burro per conservare il sentore).
    Se avete superato illesi tutti gli ostacoli, in ultimo credo non ci stia male una spolverata di prezzemolo
    Comunque se mai riuscirete a riprodurre (pardon) risolvere un risotto “rompicapo” con questi ingredienti sappiate che questa è una ricetta (already) made in Pienza.

  2. Siena, pieno centro storico, ieri sera mi soffermo a leggere il menù di un’osteria e fra pici cacio e pepe e malfatti cosa ti trovo? Le penne al salmone e vodka…sigh….,ma il bello è il menù turistico di pesce: carpaccio di pesce spada, pennette salmone e vodka e gamberoni all’imperiale…doppio sigh……!!!!

  3. giuro! Presentato al teatro nella trasmissione televisiva su gambero rosso. Se non l’avessi veduto coi miei occhiali probabilmente sarei stato scettico come te!