Non solo a New York possono nascere idee per ristoranti non comuni: sembra impossibile, ma anche nel capoluogo toscano, un lucido visionario come Gianfranco Pampaloni è riuscito, sfidando la burocrazia, ad aprire un ristorante nella sua fabbrica di argenteria. Il “Pampa”, come viene chiamato dai conoscenti più stretti, ha sempre fato parlare di se’, per le vetrine del negozio che ha in via Porta Rossa, in pieno centro cittadino, per le etichette con le quali confeziona il vino e l’olio della tenuta di proprietà a San Casciano Val di Pesa, per l’essere personaggio brillante e fuori dagli schemi.Per accedere al ristorante si entra in fabbrica, dapprima negli uffici, dove è possibile osservare negli armadi a vetro molte delle creazioni che hanno resa famosa l’argenteria, mentre si sorseggia un bicchiere di vino, bianco o rosso, di produzione propria. Poi la guida in mezzo alla fabbrica, dove durante il giorno lavorano alle macchine gli operai, che poi la sera, in diversi, si trasformano in camerieri inappuntabili. Salite delle strette scale a chiocciola si arriva infine alla sala mensa, ovvero dove coloro che lavorano in argenteria consumano il proprio pranzo. Candelabri d’argento sulla tavola, una lampada sul soffitto rappresentante la falce e il martello, l’ambiente conquista: sottopiatto e posate d’argento, bicchieri di cristallo e due camerieri in livrea e guanti bianchi. A ben vedere, le livreee sono particolari: una arriva dall’ex DDR l’altra sembra quella di un generale di corpo d’armata russo, poi scambi due chicchiere e scopri che, durante il giorno, uno fa il magazziniere e l’altro l’autista. Il menu è a scelta molto limitata, o comunista(cucina italiana) o giapponese, in quanto il cuoco ufficiale è Huigi San, che viene coadiuvato da chi, nella vita, è più avvezzo all’argento che all’acciaio delle pentole. L’antipasto è uguale per tutti, poi possono capitare i tortelli di bufala con pomodoro e basilico, seguiti dal coniglio ripieno con salsa di Digione e patate, oppure una zuppa di miso e sushi di tonno. Il dolce torna ad essere comune, con quello al cioccolato e panna che termina degnamente il pasto. Si spendono 35 euro per gli uomini e 30 per le donne (leggete il menu e capirete perchè), il vino e il caffè sono compresi nel prezzo, ma se volete la “sciampagna” o lo spumante li pagherete a parte. L’esperienza merita per il divertimento che offre, una rarità in città

Via del Gelsomino, 99 Tel. 3475145468 Chiuso domenica e lunedì APerto solo la sera

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3 Commenti

  1. Perfettamente d’accordo: “l’esperienza merita, per il divertimento che offre”. Aggiungerei per l’assoluta originalità, per la cortesia e la creatività del patron….e poi basta. Nessun piatto è indimenticabile, sapori e preparazioni poco più che banali: insomma, difficile ritornarci una seconda volta.

  2. Io ho apprezzato tutto: location, accoglienza e cibo! Appena arrivati abbiamo fatto una visita alla fabbrica di argenteria tra oggetti meravigliosi! Siamo poi saliti al piano superiore, dove c’è la sala del ristorante, ovvero la mensa aziendale, illuminata per l’occasione con candelabri d’argento e la grande lampada a forma di falce e martello. La tavola è tutta apparecchiata in argento, posate, bicchieri e sottopiatti…elegantissima! Il personale cortese e disponibile, la cucina originale e buona.

  3. Bellissimo!
    Posto incredibile, persone eccellenti, cucina ottima!
    La fabbrica è uno dei posti più affascinanti che abbia mai visitato!