Intanto era cambiato il vino, Alba aveva portato una bottiglia di forma diversa, questa volta borgognotta e Iris aveva notato la semplicità dell’etichetta, bianca con scritta nera, e soprattutto il colore del vino: rosso pallido, quasi slavato. Solita scena di Amerigo che mette il bicchiere sotto il naso, dà un cenno di assenso e poi Alba che versa quasi contenta. Fu colpita dal profumo, un’esplosione fenomenale di frutti ed erbe: provò una soddisfazione profonda, una sorta di godimento olfattivo, fino ad allora mai provato. Non chiese nulla, anche perché arrivarono in quel momento le altre portate: per lui un capretto arrosto e spinaci saltati, per lei tortelli ripieni di maiale stufato su crema di pecorino e pancetta. Questa volta Amerigo mangiò e lei lo vide trasformato rispetto al solito: movimenti veloci, frenetico, goloso, una sorta di voracità che non si aspettava. Mentre lei era al terzo dei sette tortelli lui aveva già terminato tutto, sazio, rilassato, una dimensione che ancora doveva scoprire. Sembrava che lo conoscesse da tanto, era pochissimo e già era sicura di aver stabilito una bella sintonia. Lo sguardo di Amerigo era meno inquieto, beveva assorto mentre sembrava osservarla mentre con impegno raccoglieva la crema dal piatto per avvolgere il tortello: forse era solo immerso in mille pensieri. “Perché non mi parli un po’ di te?” esordì lui sorprendendola un po’. Lei reagì in maniera strana, tra l’infastidito e l’annoiato “Uffa e dai cosa vuoi sapere? ” ” Perché sei qui. Come mai ti sei trasferita in questo lembo di campagna toscana, dove non esiste turismo, dove non c’è nessun edificio storico famoso, nessun motivo utile se non volersi isolare”. Fu colpita dal suo essere diretto e senza filtri, sicuramente curioso ma non morboso. “Senti, non so da dove iniziare, diciamo che non sarà l’ultima volta che ci vediamo e avrò modo di non dover essere enciclopedica oggi” esclamò Iris tutto d’un fiato. “Intanto non so se questa sarà la mia meta definitiva, so che dovevo staccare dopo anni passati senza pensare. Qui ho trovato forse una dimensione adatta per interrompere un’esistenza che stavo buttando via!” Lui non aveva occhi indagatori, sembrava che ascoltasse con essi , se ne uscì con una frase sibillina. “Le passioni permettono la vita ma rischiano spesso di distruggerla”. Rimasero in silenzio e in quel momento Alba, senza che avessero richiesto qualcosa, arrivò con una tarte Tatin, che mise davanti ad Amerigo, ed un crem caramel profumato all’arancia, decorato con le scorzette, che assegnò a Iris. “Di solito non mangio do…” iniziarono entrambi la stessa frase e si interruppero sorridendosi a vicenda. “Io non ho voglia di stare a tavola a parlare, questo è un momento bello che voglio isolare, godiamo della nostra presenza e riprendiamo dopo la discussione” disse Iris. Lui rispose subito ” Hai ragione a volte ci si avvita in ragionamenti che fanno solo star male, uno degli sbagli che ho fatto è stato proprio quello, di parlare troppo, di sviscerare, di approfondire, quando era necessario solo lasciar scorrere”. Arrivò il caffé, per lui doppio, e si guardarono a vicenda per capire chi utilizzasse lo zucchero: non lo toccarono. SI alzarono insieme avvicinandosi al bancone Iris vide Alba prendere una bottiglia per offrire qualcosa: “Sarà un distillato pauroso” pensò. Lui leggendole nei pensieri esclamò ” Una volta ne ero capace ..ora solo un amaro, di più non reggo!”. Uscirono con il sole pomeridiano che emanava una bella luce

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