Iris osservava la signora, che arrivava portando una bottiglia di vino, uno di quelli di colore arancione, che aveva iniziato a vedere sulle tavole di enoteche particolari, nei bicchieri di quelli che si atteggiavano un po’ in un wine bar..e le piaceva osservare come la donna, che si chiamava Alba, si scambiasse con Amerigo, occhiate complici ma non assassine, più da amica che da compagna e non capiva ancora perché questa sensazione la dovesse tranquillizzare. Avere un uomo che decidesse per lei era una sensazione appagante, ne aveva incontrati troppi nella sua vita deboli o, comunque, bravi sì ma che delegavano a lei ogni decisione. Non che le piacessero i machi, tutt’altro, a parte qualche avventura veramente breve e veramente intensa: bene per spazzare via la testa da pensieri inutili e ricominciare più serena la mattina dopo. Amerigo, lo stava osservando, non mostrava nessun tipo di eccesso,le appariva equilibrato, forse triste per i pensieri che, evidentemente, lo avevano portato a prendere decisioni forti, come quella della campagna: sentiva che era stata una scelta voluta ma non convinta. Intanto Alba versò il vino, che Amerigo solo annusò assentendo sulla qualità. Lei, tanto per essere volutamente discola, aprì bocca per dire “Beh, certo, di solito iniziavo con uno champagne quando mi invitavano a cena” e lo guardò negli occhi con aria provocatoria. “Sarai uscita con ignoranti del gusto, io 30 euro li preferisco mettere in più su una bottiglia di maggior pregio che su due bicchieri che non lasciano il ricordo”. Secco,  preciso e nemmeno polemico, lei si accorse davvero di essere stata semplicemente stupida. “Scusami, quando voglio sono una vera cretina”. “Sono d’accordo con te!”. Si misero a ridere mentre arrivava la prima portata: per lei un’animella salata in padella con funghi porcini e nocciole tostate, per lui una crema di sedano con cozze e zafferano. Iniziarono a mangiare in silenzio, lui lasciò il piatto dopo due cucchiaiate, mentre lei era avidamente compresa nel suo ruolo di golosa. Se ne accorse infatti solo alla fine, nemmeno gli aveva chiesto di assaggiarlo, rapita anche dal pane che nel frattempo era arrivato a tavola e con il quale ripuliva il piatto. “Perché fai così?” “In fondo mangiare mi interessa poco” disse Armando “Sono solo curioso di capire il gusto , e questo è un piatto che non mi tornava: per gli ingredienti e per il luogo ed in effetti è andata così”. “Certo che sei strano, uno che va fuori al ristorante e non mangia”. “Mi ci sono abituato nel mio precedente lavoro, anche due volte al giorno fuori a tavola, con la mente che doveva rimanere salda e attenta e..” “…e lo stomaco vuoto, figurati. E che facevi? esclamò iris incuriosita. “Mi occupavo di gioco d’azzardo, software per far giocare le persone con tutti i mezzi possibili e ridurle sul lastrico senza un perché” rispose Amando asciutto. “Glielo dici ad Alba che non ti è piaciuta la crema? ” “Certo che sì, ma sa anche che mi sono premunito per dopo, una pietanza può essere giocata, l’altra deve essere sicura”. Intanto il vino si introduceva piano nella memoria, senza farsene accorgersene rimaneva a lungo nel naso e nella bocca, e questo le permetteva di avere una sensazione leggera con ricordi che affioravano più gentili e meno funesti. SI accorse di essere osservata e si sentì in dovere di dirgli “Grazie. Per essere qui con me. E per questo invito a pranzo” “Aspetta la seconda portata per dirlo!”. Ma gli occhi erano luminosi e gioiosi mentre lo diceva

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