Lo vedeva raramente, ma sperava che le cose potessereo cambiare. Magari poi, quando c’era la possibilità, rimanevano a lungo insieme, tutti i giorni, in una sorta di appuntamento quotidiano, del quale lei non riusciva a fare a meno. In effetti, in quel momento lui era estremamente disponibile, solo che poi scompariva a lungo e lei ci rimaneva male, e cercava in tutti i modi di poterlo incontarre di nuovo. Negli ultimi anni c’erao maggiori possibilità,questo lo ammetteva anche lei, magari le toccava spostarsi, andare in un’altra città, ma affrontava volentieri il viaggio, erta un modo per girare e conoscere altre persone..sì, ma nella testa c’era sempre e solo lui. Lei anelava il momento nel quale si trovavano da soli, in casa: niente veniva fatto fuori, all’esterno, in mezzo agli altri, sempre e solo tra quattro mura. Prima si scrutavano poi, lei con mossa repentina, lo metteva da un lato e cominciava ad osservarlo senza ritegno: le si leggeva sulla faccia la voglia che aveva!Lo spogliava e lui rimaneva nudo al suo cospetto: Quanto amava la sua essenzialità!Lui aveva cercato, negli anni, di essere anche diverso, di stupirla , con sorprese inaspetatte, ma lei lo voleva cme era sempre stato e lui, quindi, aveva ceduto. QUindi, si offriva in maniera impudica e lei ne approfittava:l’aria della stanza si faceva elettrica, già l’odore cominciava ad eccitare gli animi e lei cominciava la sua opera di corteggiamento. Lo leccava, con piccoli colpi di lingia, in tutta la sua lunghezza, le piaceva assaporarlo poco a poco: soprattutto, lo voleva così, morbido e sensuale, non gradiva troppo eccessivi irrigidimenti. Alla fine ne era rapita e conquistata,smetteva di lavorare di fioretto e, senza vergogna alcuna, lo toccava, lo gustava, lo assaporava e ne godeva…il panettone, che dolce! Credits queerblog.it

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