La Fattoria di Villa Calcinaia della famiglia Capponi ha festeggiato i 500 anni con un incontro dedicato al territorio e ai suoi legami secolari con Firenze

C’è stata anche commozione nel saluto finale che Sebastiano Capponi – attuale proprietario insieme ai fratelli Tessa e Niccolò – ha rivolto ai numerosi partecipanti alla giornata splendidamente organizzata per festeggiare i 500 anni trascorsi da quando il 23 maggio 1524 Sebastiano del Caccia cedette a Niccola di Andrea Capponi “quattro poderi con casa da signore, nella località detta la Calcinaia” in Valdigreve.

Oggi Sebastiano rappresenta la trentasettesima generazione dei Capponi e continua la tradizione di famiglia occupandosi direttamente della conduzione dei circa duecento ettari di proprietà. Ma i Capponi non nascono vinattieri, così erano chiamati coloro che producevano e vendevano vino ai tempi delle corporazioni di arti e mestieri della Firenze dal XII secolo in poi. La loro storia inizia ben prima e nel corso dei secoli si intreccia a doppio filo con quella della vicina città, del Chianti, della denominazione Chianti Classico di cui in questi giorni si celebrano i 100 anni del Consorzio. A proposito delle vicende più importanti del capoluogo, uno degli episodi che rese celebre la famiglia fu proprio quando, come capo della delegazione della Repubblica fiorentina durante l’assedio di Firenze del 1494, Pier Capponi si oppose alle minacce e alle pretese da parte del re Carlo VIII di Francia, a cui diede la celebre risposta: «E se voi suonerete le vostre trombe noi daremo alle nostre campane!» sottintendendo il fatto di essere pronto a chiamare il popolo fiorentino a combattere nelle vie cittadine nel caso l’esercito francese avesse messo mano alle armi. 

Oggi Villa Calcinaia conta circa duecento ettari di proprietà, di cui 27 impiantati a vigneto, dieci condotti a oliveto, cento ettari di bosco e la restante parte adibita a zona di rispetto venatorio per il ripopolamento della selvaggina locale e per il pascolo delle capre. L’azienda è a conduzione biologica e ha un patrimonio molto importante di genoma viticolo ed olivicolo, frutto di un attento lavoro di ricerca iniziato nel 1996, quando si inizia a conservare il patrimonio genetico delle uve presenti nei terreni dell’azienda, tra cui il Mammolo, il Sanforte, l’Occhiorosso, il Canaiolo, il Buonamico, l’Occhio di Pernice, il San Colombano, la Malvasia Bianca, il Trebbiano e più di 150 biotipi di Sangiovese. Alcuni di questi varietali complementari vengono vinificati e imbottigliati a parte, a seconda della disponibilità dell’uva, in particolare l’Occhiorosso, il Sanforte e il Mammolo. Dal 2022 l’azienda ha intrapreso un percorso in collaborazione con l’Università di Firenze “per la valorizzazione del vitigno autoctono Occhiorosso per il miglioramento delle produzioni vitivinicole toscane”.

A testimonianza dei tanti secoli di permanenza dei Capponi a Firenze, sorgono in città numerosi palazzi e ville, edifici carichi di arte e bellezza tra cui: Palazzo Capponi-Covoni, Palazzo Capponi alle Rovinate, Palazzo di Gino Capponi all’Annunziata, Palazzo Capponi-Vettori, Palazzo Capponi-Incontri, Casa Capponi, Villa Capponi ad Arcetri e, naturalmente, Villa Calcinaia a Greve in Chianti. Storie su storie quindi, ben raccontate da Niccolò, fedele custode delle memorie familiari, e rese vive dalla passione del ricordo e dall’attualità di un impegno che, oltre a continuare nell’attività agricola e vitivinicola, si manifesta nel lavoro a sostegno della candidatura UNESCO del Sistema delle Ville Fattorie del Chianti Classico.

La vitivinicultura è l’elemento più evidente di un’attività a tutela della terra, sviluppata anche con pratiche concrete di sostenibilità ambientale. Uno degli esempi più recenti è rappresentato dalle azioni volte a favore delle api, come la semina di essenze e la creazione di siepi compatibili con la loro vita. Sono inoltre state impiegate varie tecniche mirate sia al risparmio energetico che all’economia circolare e all’utilizzo di fonti rinnovabili, quali ad esempio un impianto di geotermia formato da dieci pozzi geotermici, il recupero delle acque piovane utilizzando le vasche di cemento della vecchia cantina, la fitodepurazione delle acque reflue provenienti dagli scarichi della fattoria e la produzione di un proprio compostaggio usando i sottoprodotti della coltivazione della vite e dell’olivo e della produzione del vino. Il prossimo obbiettivo interesserà i capannoni agricoli usati per il rimessaggio dei macchinari tramite l’installazione sulle coperture dei pannelli fotovoltaici che consentirà all’azienda di essere completamente fuori rete.

L’adattamento al cambiamento climatico ha interessato naturalmente anche le coltivazioni.  L’azienda negli ultimi 15 anni ha infatti piantato i nuovi appezzamenti viticoli in terreni ad altitudini più elevate, tra cui una piccola vigna di uva bianca piantata sotto il Monte San Michele a circa 720 metri s.l.m., e ha adottato per tutti i nuovi impianti l’alberello come sistema di allevamento.

Per ogni momento dell’incontro celebrativo è stato scelto e presentato un vino prodotto a Villa Calcinaia, in una degustazione guidata dal giornalista e narratore del vino Filippo Bartolotta. una selezione di 5 vini scelti per celebrare le tappe fondamentali non solo di un’azienda vinicola ma di una famiglia. Il primo vino è stato il Mauvais Chapon Metodo Classico 2018 da uve di sangiovese, 57 mesi sui lieviti, con un naso pieno e cremoso e una bocca lieve, con belle acidità e persistenza. L’AD 1613 Rosso Toscana IGT 2011 da uve di sangiovese e mammolo offre al naso sentori di incenso e agrumi e in bocca è pieno e armonico. Villa Calcinaia Chianti Classico DOC 1969 ha un bell’aroma di cera d’api e pietra bagnata, mentre il sapore rimanda a fumo di legno e frutta secca. Il Vigna Bastignano Rosso Colli Toscana Centrale IGT 2006 ha odore fresco di frutta rossa e in bocca presenta una buona dolcezza di agrumi. Infine il Villa Calcinaia Chianti Classico Riserva DOCG 2010 ha naso ancora piacevolmente vinoso e bocca gastronomica. Al termine della degustazione, in cantina, a fianco alla postazione dove vengono fatte le ricolmature, sono state messe in assaggio due vecchie annate di Villa Calcinaia Chianti Classico, la 1975 e la 1991.

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