Romantica l‘etichetta del celebre vignettista Sergio Staino, così come romantico è il vino (e il progetto che lo anima), perché in esso non c’è nulla di costruito o perfezionato a tavolino: l’enologo non ha imposto alcunché, ha osservato con meraviglia il comportamento della natura e, nella produzione, ha lasciato che emergessero i caratteri identitari di un vitigno autoctono tra i più antichi, il Canaiolo.

Di struggente tenerezza l’immagine in etichetta di Bobo che, a bordo del landò, guarda Bibi per rassicurarla sulla mèta da raggiungere. E lei si fida.

David LandiniIl Viaggio di Landò è il nuovo progetto dell’agronomo ed enologo Davide Landini, dal 2015 amministratore e direttore tecnico di Villa Saletta che,  dopo esperienze professionali nelle aziende più blasonate della Toscana, si è preso cura di una vigna di quasi cent’anni a Palaia, nella campagna pisana, si è dedicato con pazienza alla riscoperta di antichi vitigni come il Canaiolo e a una produzione vinicola quanto più possibile naturale e priva di interventi del vignaiolo e il Prima Fermata 2020 è, in poco più di 3000 esemplari, il primo risultato.

Da sempre la produzione dei vini è caratterizzata da interventi, in vigna e in cantina, mirati a catturare il gusto degli appassionati, talvolta anche a costo di mascherare peculiarità di vitigni autoctoni che, in purezza, si rivelano troppo ruspanti. Negli ultimi anni si assiste al fenomeno che è al contempo ritorno alle origini e inversione di tendenza, si riscoprono varietà dimenticate e, al fine di garantire maggiore fedeltà al territorio e alle peculiarità di un vitigno, si limita all’indispensabile l’intervento umano.

StainoIn questa rinnovata tendenza si inserisce il progetto Il Viaggio di Landò, che per David Landini è una pausa di riflessione, una tappa introspettiva di riscoperta, di ritorno alle origini, lontana dal modus operandi del “ritocco” e perciò romantica, perché nella libertà dei cicli della natura vede bellezza.

Rubino con riflessi porpora, di media concentrazione, libera profumi di rosa rossa, visciole e lamponi, ciliegia sotto spirito, noce moscata e liquirizia. Divertono i richiami di cacao e chicco del caffè, ma anche di erbe aromatiche mediterranee, soprattutto origano. Il sorso è dinamico, invitante, grazie anche al tannino garbato che ben si armonizza con la freschezza dell’arancia rossa. Conclusione saporita e abbastanza persistente con ritorni fruttati e speziati e una delicata scia sapida.

Scattante ed energico, il Prima Fermata 2020 ben rappresenta la produzione di vini “non sartoriali” e asseconda le preferenze della nuova generazione di eno-appassionati, che all’avvolgenza e al gusto internazionale dei supertuscan preferiscono vini più spontanei e autentici.

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